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Crescita Economica

In Italia non si intravede una visione vera di sviluppo futuro. La politica non si occupa più di economia e a prendere decisioni strategiche sono spesso e volentieri i magistrati

 

La politica industriale italiana è alla canna del gas. Si fatica ad intravedere una visione vera dello sviluppo futuro. La politica non si occupa più di economia, chi amministra le regioni e i Comuni spesso si accoda ai Masaniello dei singoli territori che dicono No a tutto: No Tav, No Triv, No Tap. Con conseguenti ricorsi al Tar e al Consiglio di Stato. Spesso con il risultato di sentenze che rischiano di bloccare sviluppo e crescita. I cosidetti costi del non fare lievitano giorno dopo giorno.

euroA decidere spesso e volentieri sono magistrati, e le Procure si sostituiscono a chi deve scrivere le regole. Così come fu per la politica alla fine della Prima Repubblica, con il crollo del sistema dei vecchi partiti, abbattuti (anche) dall’operato della Magistratura, così è oggi per l’industria. Facciamo qualche esempio recente: il potere giudiziario ha potuto influire sul destino dell’Ilva, oppure ha contribuito, in buona parte, a fermare il rigassificatore di Brindisi, oppure a rallentare i lavori di Tempa Rossa. Parliamo di settori strategici per l’economia e l’industria: l’acciao, il petrolio, l’energia.

Laddove viene meno una decisione, una capacità di orientare sviluppo e crescita, è quasi fisiologico che il potere giudiziario colmi un vuoto causato da chi dovrebbe decidere. La politica. Che vuol dire governo della “cosa pubblica” a tutti i livelli. La demonizzazione del mondo industriale e degli investimenti stranieri (peggio ancora!) rischia di mettere a repentaglio la nostra posizione di paese industrializzato tra i più evoluti al mondo. Rischia di mettere a repentaglio il nostro sistema manifatturiero già messo a dura prova dalla concorrenza asiatica ed internazionale.

Assistiamo spesso a sentenze di alcuni Tribunali che lasciano più di qualche dubbio. Per esempio quella sulla strage di Viareggio nel processo ai vertici di Ferrovie dello Stato. Un condensato di 1.300 pagine che accosta sullo stesso livello chi aveva responsabilità tecniche a chi amministrava la Società. Anche qui una società strategica del Paese. Ma le pulsioni giustizialiste per ora hanno avuto la meglio.

L’alleanza che sono in grado di mettere in campo alcuni settori del potere giudiziario, della burocrazia e dei diversi movimenti territoriali che si oppongono a tutto può risultare esiziale per lo sviluppo e la crescita economica.

Michele Guerriero

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