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Strategie e conseguenze della Hub-economy: i big digitali possono influenzare le nostre scelte e l’economia 

 

 

E’ la guerra dei dati. Nel nuovo mondo digitale, le aziende competono su canali diversi, mirando a guadagnare il maggior numero di utenza e interazioni possibili all’interno del loro settore di appartenenza ma, soprattutto, puntando ad acquisire e inglobare aziende che hanno già un buon numero di dati per ridisegnarne la struttura. E’ così che nasce la Hub-Economy ed è così che poche aziende potrebbero essere proprietarie dei nostri dati, manipolando scelte e influenzando l’economia.

Che cosa sono le Hub Firms?

Hub FirmsPartiamo dalla base. E dalla definizione delle hub firms, le cosiddette aziende snodo, base della hub-economy: sono tutte quelle superpotenze digitali che stanno guadagnando rapidamente terreno, offrendo servizi che vanno via via migliorandosi per merito del rapporto di concorrenza spietata che intercorre tra esse. Come in una società feudale, l’ hub economy prevede una divisione gerarchica e piramidale al cui capo c’è l’azienda “madre” che abbraccia e vigila le aziende “dipendenti”, con quelle tecnologie che originariamente avrebbero dovuto partecipare alla democratizzazione del mondo degli affari ma che ormai lo stanno quasi rendendo più monopolistico.

Per comprendere quanto stiamo dicendo, basti pensare a tutte quelle aziende che sono quotidianamente sugli schermi dei nostri smartphone: Facebook, Alibaba, Alphabet/Google, Amazon, Microsoft, Apple. Esse sono hub nate per connettere, e grazie a queste connessioni hanno totalmente innovato – e continuano incessanti in questo – il mondo della comunicazione ma anche il mondo del business, facilitando gli scambi.

WeChat, tra gli altri, è un’app utilizzata da un miliardo di utenti, che offre ai consumatori servizi di banking online, e-payment, trasporti. Più vengono utilizzati, innovati e aggiornati tali servizi, più crescono gli utenti  e i dati in possesso delle aziende) e più la società digitale diventa più potente, attraente e persino necessaria.

Hub e concorrenza

La competizione tra hub firms si gioca su canali diversi da quelli tradizionali: esse, infatti, non sono aziende di prodotti , non guardano alla variazione dei prezzi; le aziende-snodo giocano con le acquisizioni di attività già esistenti e conosciute per ridisegnarne la struttura in modo tale da poterne sfruttare la tecnologia e i dati che essa ha raccolto. Ci sono delle conseguenze reali? Certo che sì. Ne abbiamo di due tipi in particolare: economiche ed etiche.

L’Hub-economy colpisce direttamente le aziende minori, andando ad aumentare di conseguenza i livelli di disparità reddituali già sensibilmente evidenti, colpendo l’economia alla sua base e destabilizzando la società intera. Clamorosi sono i casi di acquisizioni di aziende con mission molto diverse da quella dell’azienda “capogruppo” quali l’acquisto della catena Whole Foods da parte di Amazon. Con esso, Amazon non solo si impone in una fetta di mercato che non era di sua competenza ma entra prepotentemente all’interno del mercato della vendita al dettaglio tradizionale, usufruendo di una rete già conosciuta, affidabile, capillare, che le permetterà di aspirare a diventare il primo colosso a livello mondiale nel settore del commercio globale, sia elettronico che tradizionale.

Quali conseguenze economiche?

UberPrima di parlare delle conseguenze economiche, dobbiamo fare un cenno sul concetto di competitività:  essa diventa difficile nel momento in cui si mettono in competizione due tipi diversi di rendimenti di scala: quello decrescente e quello crescente. Il rendimento decrescente è quel tipo di rendimento cui siamo abituati con le aziende tradizionali, con la curva di creazione del valore nominale che man mano si appiattisce in quanto le aziende tradizionali sono solite non trarre un vantaggio marginale particolarmente alto dall’aumento della clientela oltre il punto di efficienza, e questo è ciò che consente la co-esistenza o, in termini economici, un regime di concorrenza. Il rendimento crescente è, invece, quello che è possibile osservare nelle aziende digitali, nasce dalle interazioni e si basa sul numero di utenti, diventando fattore scatenante di un regime monopolistico.

“Questo secondo tipo di rendimento è quello di cui sono vittima in questo momento aziende quali Nokia e BlackBerry”, hanno spiegato sull’ultimo numero di Harvard Business Review, Marco Iansiti e Karim R. Lankhani,  professori dell’università Harvard Business School. Le due aziende di telefonia sono state surclassate da piattaforme software che hanno preso il sopravvento quali iOS, Windows, Linux e Android che, con la creazione di applicazioni estremamente differenziate per cui lavorano diversi sviluppatori, hanno permesso che un grande numero di utenza fosse più che motivato all’utilizzo delle piattaforme digitali proposte; più consumatori ci sono, più gli sviluppatori sono incentivati a costruire applicazioni. E ancora, possiamo parlare di Microsoft e degli investimenti nella realtà aumentata che mira a controbilanciare il potere di Google e Apple in questo campo, in cui recentemente è entrata anche Facebook con l’acquisizione di Oculus.

E quali quelle etiche?

Le responsabilità etiche di queste acquisizioni e del monopolio degli snodi sono numerose: questo tipo di aziende hanno sviluppato potere e influenza sulla società. Ma anche l’utente fa la sua parte.  Prendiamo Uber: gli utenti possono dire la loro sulle interazioni tra autista e passeggero. Diversi i clienti che hanno criticato l’azienda e questa è stata costretta ad apporre delle migliorie che sono ancora in corso.

Amazon facebookI problemi a cui va incontro sembrano suggerire che nessuna azienda-snodo rimane egemone per troppo tempo, così come ci insegna Microsoft, velocemente superata da Linux perché in ritardo con lo sviluppo di servizi cloud. La responsabilità etica delle reti, però riguarda anche una vera e propria educazione dell’utente, che diventa poi persona, come ci suggerisce il caso di Airbnb. L’azienda rischia di essere esposta all’accusa di discriminazione razziale, come osservato da alcuni utenti esterni, soprattutto nei confronti degli afroamericani i quali molto spesso hanno più probabilità di essere rifiutati dagli host (nel linguaggio della piattaforma, si intende colui il quale ospita ed accoglie un cliente). Airbnb è corsa ai ripari migliorando il sistema per educare gli utenti, cercando di garantire anche il rispetto delle norme locali.

Cosa fare?

Parlando di Hub Economy e responsabilità di scala, lasciare che le cose facciano il proprio corso non è un’opzione contemplabile poiché le conseguenze potranno essere catastrofiche. Il ruolo delle aziende-snodo è cruciale, in quanto a seconda delle scelte etiche che faranno saranno protagoniste di storie diverse. Occorrerebbe intraprendere sin da subito strategie di Hub ben elaborate, che possano essere opportunità di condivisione del valore economico, per permettere la gestione dei rischi e sostenere reti e comunità da cui tutti dipendiamo. Soprattutto, grazie alla sensibilità dei Governi e la sensibilizzazione dell’opinione pubblica, si potrà creare un’economia più stabile che abbia una strategia  eticamente più corretta, frutto di una società unita che potrà poi essere garante, attraverso un contributo critico e informato, alla differenziazione tra le aziende-snodo.

 

Giovanni Malaspina

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