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Per crescere, bisogna investire nelle infrastrutture

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Cassa Depositi e Prestiti giocherà un ruolo sempre più incisivo a sostegno dello sviluppo delle infrastrutture dell’Italia

È tempo di investire (seriamente) nelle infrastrutture. L’Italia soffre un grave deficit infrastrutturale: in base ai dati dell’indice di competitività del World Economic Forum, il Belpaese si posiziona solo al 27°posto su 137 Paesi, dopo Francia (7° posto), Germania (10°), Gran Bretagna (11°), Spagna (12°).

infrastruttureLe gravi carenze riguardano le diverse tipologie di infrastrutture: da quelle elettriche a quelle di trasporto e a quelle di telecomucazione. “La difficoltà di realizzare interventi infrastrutturali, pur in presenza di un contesto economico favorevole, rappresenta un freno all’economia nazionale”, si legge nella relazione del Governo “La Cassa Depositi e Prestiti: il ruolo per lo sviluppo infrastrutturale del Paese”, in cui si evince che Cassa Depositi e Prestiti giocherà un ruolo sempre più incisivo a sostegno dello sviluppo infrastrutturale dell’Italia.

Il momento per rilanciare nel settore è favorevole: il Pil torna a crescere e aumenta anche il livello di liquidità. La politica monetaria da parte della Bce è di segno espansivo e si sta sviluppando un forte interesse da parte degli investitori istituzionali nel settore infrastrutture.

Le infrastrutture energetiche

Facendo particolare riferimento al settore energetico, si legge nella relazione, “i principali driver di sviluppo ai quali gli interventi infrastrutturali devono far fronte non riguardano la generazione tout court bensì i progetti a sostegno del potenziamento delle interconnessioni elettriche e quelli a sostegno della diversificazione delle fonti al fine di migliorare la sicurezza energetica del Paese”.

Non solo. Tenendo presente gli impegni di Parigi e l’emergenza dei cambiamenti climatici, è necessario che in Italia si punti a promuovere lo sviluppo di progetti di efficienza energetica e di produzione di energia da finti rinnovabili.

E concentrandoci su queste ultime, possiamo affermare che la diffusione dell’energia rinnovabile ha modificato e rivoluzionato il modo di produrre elettricità. “Se fino a qualche tempo fa la rete elettrica era unidirezionale, con pochi produttori e molti consumatori, oggi la possibilità dei tanti produttori domestici di immettere in rete l’energia rinnovabile che eccede l’autoconsumo si traduce nella necessità di avere una rete bidirezionale”.

Obiettivo è quello di costituire le cosiddette “smart grid”, le reti elettriche intelligenti per distribuire energia in rete in modo intelligente.

Le infrastrutture di trasporto

Importanti per la crescita del Paese anche gli interventi infrastrutturali per il settore trasporti, che dovranno essere, innanzitutto, “volti al completamento del collegamento delle infrastrutture nazionali con l’Europa e il Mediterraneo”, si legge nella relazione.

infrastruttureMa non solo. Mentre cresce il traffico totale (soprattutto su gomma), bisogna anche intervenire nei collegamenti interni: “le reti ferroviarie e stradali risultano essere complessivamente estese ma distribuite in maniera disomogenea sul territorio”, mentre porti ed aeroporti “necessitano di un intervento di razionalizzazione e specializzazione in virtù di un elevato numero di scali esistenti e traffici concentrati su pochi porti e aeroporti”.

E’ necessario anche “intraprendere azioni finalizzate allo sviluppo urbano sostenibile”.

Le Utility

Non va meglio nemmeno se si guarda alle utility. La dotazione impiantistica del ciclo integrato dei rifiuti “risulta inadeguata e fortemente disomogenea”, mentre la discarica resta ancora una modalità molto presente per lo smaltimento dei rifiuti.

Anche il comparto idrico presenta un deficit importante: “un terzo della popolazione vive con un sistema idrico che non rispettta le regole europee in materia di depurazione e l’8,6% delle famiglie italiane lamenta irregolarità nella distribuzione dell’acqua”. Nuovi investimenti in questo settore si rendono necessari anche per rispondere alle sfide dei cambiamenti climatici, che portano lunghi periodi di siccità.

Qualche investimento su questo fronte è previsto nel ddl bilancio 2018, con l’adozione di un piano nazionale per la realizzazione di “invasi multiobiettivo, la diffusione di strumenti mirati al risparmio di acqua negli usi agricoli e civili” e a contrastare le perdite delle reti acquedotti.

Una nuova logica della politica infrastrutturale

In questo scenario, dunque, appare chiaro che serve una nuova pianificazione degli investimenti e dei progetti, guardando alle opere non grandi, ma utili, volte a soddisfare una domanda specifica del territorio.

A tale scopo, il Governo ha istituito il Fondo per il finanziamento degli investimenti e lo sviluppo infrastrutturale del paese, un fondo che può contare su una dotazione di 46 miliardi di euro in 15 anni (2017 – 2032). La legge bilancio 2018 prevede anche un rifinanziamento del Fondo per lo sviluppo infrastrutturale (940 milioni di euro per il 2018, 1.940 milioni per il 2019 e 2.500 per ciascuno anno dal 2020 al 2033).

Il ruolo di Cassa Depositi e Prestiti

CDP negli anni futuri avrà un ruolo chiave per lo sviluppo dell’infrastruttura del Paese. Dopo la privatizzazione, CDP ha iniziato a strutturarsi per rafforzare il proprio ruolo in questo ambito sernza gravare sul bilancio dello Stato, affiancando agli strumenti di debito anche fondi equity dedicati.

infrastruttureTra il 2011 e il 2015, come si legge nel report, Cassa Depositi e Prestiti ha diretto verso il settore infrastrutture ben 19,8 miliardi di euro.

Nei prossimi anni (2016-2020) il Gruppo CDP si propone mobilitare risorse per 24 miliardi di euro.

CDP e Banda UltraLarga

CDP, tra le altre cose, interviene nel settore delle telecomunicazioni per la diffusione della banda ultralarga, attraverso la società Open Fiber, co-partecipata al 50% con Enel.

Nelle aree a successo di mercato, Open Fiber si propone di coprire 271 città con un investimento privato di 3,9 miliardi di euro al 2022. Le nuove infrastrutture saranno fondamentali per far recuperare all’Italia il gap con gli altri paesi Europei.

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