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Vivendi Telecom

Per Consob, Vivendi tiene il pieno controllo di Telecom, con tutte le conseguenze finanziare

 

 

Consob ha deciso: Vivendi esercita il pieno controllo di Telecom Italia. Una sentenza che ricade sui conti del colosso francese, che dovrebbe ora farsi carico del debito della società di telecomunicazione.

Ad addolcire la pillola arriva Agcom, ma sul fronte Mediaset: il Garante per le Comunicazioni ha promosso il piano di Vivendi, che si impegna a conferire ad un “soggetto indipendente” il 19,19% delle azioni di Mediaset che ha in portafoglio. Ma andiamo per gradi.

Vivendi prende il controllo di Telecom

VivendiVivendi, azienda francese guidata dall’imprenditore bretone Vincente Bollorè, è l’azionista di maggioranza con il 23,9% del capitale ordinario di Telecom. I numeri delle azioni hanno spinto Vivendi a sottoporre all’Ue la volontà di poter prendere il pieno controllo di Telecom. Il via libera al controllo de facto di Vivendi su Telecom è arrivato il 30 maggio 2017.

Il 28 luglio 2017, poi, la francese ha annunciato di aver avviato “l’attività di direzione e coordinamento” su Tim.

E questo significa che Telecom, l’ex monopolista italiana, è ufficialmente francese: il gruppo potrebbe essere tranquillamente coordinato da Parigi. È la prima volta, nell’era privata di Telecom, che l’azienda italiana perde formalmente la sua indipendenza.

Il governo pensa al golden power

Telecom però è una società di comunicazioni strategia per il nostro Paese. In questo caso, per legge, tutti gli eventuali cambi di controllo devono essere notificati alla Presidenza del consiglio entro dieci giorni o in ogni caso prima che divengano effettivi. Nel settore delle comunicazioni, poi, la legge prevede che, con poteri speciali, il Governo in carica possa mettere un veto sulle operazioni riguardanti asset strategici (golden power), oppure porre particolari condizioni.  Per accedere alla golden power dall’istruttoria dovrebbe emergere un possibile ‘grave pregiudizio’ per gli interessi pubblici. 

Nei giorni scorsi sono state depositate le posizioni di Tim e di Vivendi sul nodo del controllo e ora si attende il responso dell’istruttoria avviata dal Governo, che ha dato vita ad un comitato presieduto da Luigi Fiorentino, al quale partecipano rappresentanti dei ministeri di Esteri, Interni e Difesa. Gli avvocati delle due società, Sabino Cassese e Andrea Zoppini, sono convinti che la posizione di Vivendi in Tim (ovvero direzione e coordinamento ma non controllo di Tim) non causi “alcun pregiudizio per gli interessi pubblici relativi alla sicurezza e al funzionamento delle reti e degli impianti e della continuità degli approvvigionamenti”.

Obiettivo della commissione è indagare se la comunicazione inoltrata a marzo, ai fini antitrust, alla Commissione europea, sull’avvio della direzione e coordinamento su Tim non rappresentasse già un controllo di fatto. Di cui, però, al Governo italiano non è giunta notizia. E di qui, dunque, la possibilità di imporre una sanzione milionaria e quella di pretendere ulteriori chiarimenti rispetto al piano industriale.

Consob: Vivendi esercita il pieno controllo di Telecom

ConsobOltre al Governo, ad indagare sulla posizione di Vivendi in Telecom c’era anche Consob (Commissione Nazionale per la società e la Borsa). Nella giornata di ieri il verdetto è arrivato e pesa come macigno sui conti (e sul futuro) della framcese: Vivendi esercita il controllo e un pieno dominio su Telecom Italia, ai sensi dell’articolo 2359 del Codice Civile e dell’articolo 93 del Testo Unico della Finanza. Di posizione diversa, invece, l’azienda media d’Oltralpe, convinta di esercitare un’influenza molto blanda sul nostro ex monopolista della telefonia.

La decisione potrebbe avere un impatto importante sui conti di Vivendi, dal momento che Vincente Bollorè, presidente di Vivendi, potrebbe essere costretto a calcolare sui bilanci della società francese anche i 25,7 miliardi di indebitamento netto di Telecom Italia.

Il ricorso di Telecom

Con molta probabilità, Telecom Italia, farà ricorso contro la sentenza di Consob, che “si discosta in maniera rilevante dalla consolidata interpretazione in materia di controllo societario, cui la nostra azienda (e ragionevolmente il mercato intero) si è sempre costantemente e rigorosamente attenuta”, scrive la società in una nota. Pertanto, Telecom “porrà in essere le azioni legali a propria tutela nelle sedi competenti, sicura della correttezza dei propri comportamenti e della solidità delle proprie argomentazioni”.

Il fronte Mediaset

E c’è poi il fronte Mediaset. La battaglia legale tra Italia e Francia, in questo caso, dovrebbe valere 3 miliardi. Queste, almeno, sono nel complesso le richieste di risarcimento presentate dal Biscione, dalla controllata Rti, e dalla holding Fininvest nei confronti della società francese per la rottura dell’accordo su Premium dell’aprile 2016 e per la scalata a Mediaset di fine 2016.

Vivendi-MediasetCome racconta la stessa Vivendi, infatti, lo scorso 9 giugno, Mediaset, Rti e Fininvest hanno depositato al Tribunale di Milano un nuovo atto di citazione nei confronti di Vivendi per ottenere il pagamento di danni e interessi per un ammontare totale di 2 miliardi di euro a Mediaset e a Rti e di un miliardo di euro a Fininvest con l’accusa a Vivendi di aver acquistato titoli Mediaset nel corso dell’ultimo trimestre 2016.

Il primo accordo Vivendi-Mediaset risale ad aprile 2016 e parlava di uno scambio azionario di un pacchetto del 3,5% del capitale e della vendita della quota del Biscione nella pay-tv Mediaset Premium (l’89% della pay-tv, mentre il restante 11% acquistato dagli spagnoli di Telefonica sarebbe arrivato in un secondo momento). Dopo aver analizzato il business plan di Mediaset Premium (che secondo la francese si basava “su ipotesi irrealistiche” nel fissare al 2018 il limite per il ritorno all’equilibrio operativo), l’azienda guidata da Vincent Bollorè ha fatto marcia indietro, proponendo un nuovo accordo. Accordo, però, che non piace a Mediaset, che decide di far causa.

Oltre ad una guerra legale, nasce una guerra a colpi di azioni. Vivendi inizia a rastrellare i titoli del Biscione e ad oggi  il gruppo guidato da Vincent Bolloré è salito al 28,8% del capitale, vicinissima al 30%, ovvero alla soglia massima oltre la quale è necessario lanciare una offerta su tutto il capitale.

Data la presenza in Telecom, causa legge Gasparri, però, Vivendi occupa una posizione dominante. Da qui la sentenza di Agcom che impone a Vivendi di ridurre o vendere la sua partecipazione in Mediaset o Telecom.

La decisione di Agcom

E proprio sul fronte Mediaset si concentrano (almeno in apparenza) le buone notizie. Sì, Agcom ha preso atto del piano di Vivendi e lo promuove con riserva, promettendo du valuatre costantemnete come il piano sarà attuato nel concreto.

In particolare, la società francese si impegna ad indicare, nel giro di breve tempo, un soggetto terzo la quota in Mediaset eccedente il 9,9%, ovvero quasi il 19,9% del Biscione. Vivendi, però, si riserva la possibilità di cedere “in qualsiasi momento” tutte o parte delle azioni trasferite al gestore indipendente (ovviamente, il compratore non potrà fare capo a società controllate in qualsiasi modo da Vivendi e Telecom).

Ora, Vivendi avrà tempo fino all’aprile del 2018 per trovare un assetto che rispetti le nostre tagliole anti-trust.

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