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Il cashback ha conquistato gli Usa e h ottenuto la sua consacrazione con l’avvento dell’e-commerce. Scopriamo come funziona

 

All’inizio era la vecchia scheda con i punti, compri qualcosa ti torna indietro un set di pentole. La fidelizzazione del consumatore nell’era 4.0 invece diventa sempre più innovativa per il mezzo ma molto più semplice per il contenuto: più compri più soldi ti tornano indietro. Il meccanismo è sempre quello della scontistica, ma l’idea di ricevere soldi indietro, rende tutto più allettante.

Come funziona

cash backIl sito di cashback guadagna una percentuale degli acquisti effettuati dai propri utenti su uno dei negozi convenzionati e altrettanto semplicemente riversa una parte di questo suo guadagno a chi ha effettivamente acquistato.

Si entra in un negozio convenzionato si effettua l’acquisto e si ottiene fino al 10% della quota spesa direttamente sul proprio conto. I siti di cashback come Bestshopping.com in Italia (200mila utenti) o Quidco in Gran Bretagna (5 milioni di utenti, 5.000 commercianti e oggi mese conta 90 mila nuove iscrizioni), elencano i negozi online convenzionati e le percentuali di ricavo, una volta effettuato l’acquisto i soldi vengono accreditati attraverso PayPal, assegno o bonifico.

Le percentuali di rimborso possono superare il 10 per cento. Più si spende tramite lo stesso sito, più si ha diritto a maggiori percentuali di cashback.

I Numeri del cashback

Secondo il Cashback Industry Report del 2015, il mercato globale vale 84 miliardi di dollari, con 235 società di cashback nel mondo, di cui 51 negli Usa, 48 in Gran Bretagna e 135 nel resto d’Europa.

Nato all’interno dei circuiti di carte di credito statunitensi (a partire dalle Double Cash Card, che restituiscono in automatico una percentuale sia sull’acquisto sia al momento dell’effettivo pagamento), il cashback ha raggiunto la sua consacrazione grazie all’avvento dell’ecommerce e dei nuovi circuiti di pagamento digitale. Numerose le aziende di settore che puntano proprio sul “ritorno di denaro” per attrarre clienti.

Le App e gli scontrini parlanti

Ci sono anche app di cashback: restituiscono una parte dei soldi della spesa fatta in qualsiasi supermercato. Si basa su una tecnologia di riconoscimento degli scontrini di cassa parlanti, che riportano in dettaglio prodotti, data di acquisto e riferimenti del punto vendita. Ogni volta che l’utente sceglie uno dei prodotti convenzionati e carica sull’app la fotografia dello scontrino, gli viene restituita una percentuale della somma.

PayPal punta al cashback

PayPalPaypal, azienda leader nel settore dei pagamenti digitali virtuali, decide, per crescere ed espandere il suo business, di lanciare la propria carta di credito, uno degli strumenti che, seppur tecnologici e in Italia ancora troppo poco usati, sembrano oramai appartenere al mondo dei pagamenti tradizionali. Paypal, la cui app di pagamento è utilizzata da 210 milioni di persone nel mondo, sta lavorando ad un oggetto fisico, in plastica, simile alle altre in commercio: insomma la società non si ferma all’online, come ha fatto fino ad oggi, ma prova a conquistare anche chi con la tecnologia, il computer ed internet non ha proprio un buon rapporto.

La carta di Paypal sarà in plastica, come tutte le sue colleghe. Sarà brandizzata dal logo della società e offrirà una percentuale del 2% di cash back per ogni acquisto. Il 2% è uno dei tassi più elevati nell’industria del credito. Non avrà costi annuali.

Cahsback: non solo Paypal

Il nuovo prodotto offerto da PayPal non avrà certo vita facile, soprattutto se pensiamo al mercato americano, dove dovrebbe confrontarsi con l’offerta di Citigroup, che offre per ogni acquisto una percentuale di ritorno ai clienti dell’1% subito e un altro 1% quando, a fine mese.

Anche Amazon, il colosso dell’e-commerce, ha lanciato da poco la sua carta di credito cashback, in collaborazione con JP Morgan Chase e Visa. E’ destinata ai clienti Prime americani: gli utenti hanno diritto al 5% di cashback sui prodotti acquistati su Amazon e al 2% nei ristoranti e nelle stazioni di benzina convenzionate.

In Italia ancora poco conosciuto

shopping onlineIn Italia ancora il fenomeno deve prendere piede. Solo il 29% degli e-shopper italiani per esempio ne è al corrente, contro ad esempio il 44% della Francia. Appena il 9% degli connazionali è iscritto a un programma di cashback, contro il 18% della Francia e l’11% della Spagna.

Il sito italiano bestshopping.com, nato nel 2008 dall’idea di due ex dipendenti di Yahoo! Italia,  conta 200mila iscritti, ma nell’arco di quattro anni ha già restituito ai propri clienti oltre 2milioni e mezzo di euro. Sono 1000 i commercianti affiliati, tra cui Amazon in via esclusiva. In Italia le categorie che vanno per la maggiore tra coloro che acquistano con il cashback sono hi-tech ed elettrodomestici (33,4%), i viaggi (23%), seguiti dagli acquisti nei negozi generalisti come Amazon e eBay (19,4%) e abbigliamento (8,3%).

Sarà anche che gli italiani soffrono un grande gap digitale, che si riversa nello shopping online. L’Italia, proprio su questo fronte, deve recuperare tanto: si attesta agli ultimi posti della classifica Ue, con appena il 12% del fatturato delle grandi imprese che proviene dall’e-commerce. Per fare un confronto: basti sapere che in Irlanda, questa percentuale è del 45% (prima in classifica).

Sicuramente miglioreremo, forse recupereremo completamente il gap. Secondo il rapporto I-com sull’impatto del digitale, infatti, proprio lo shopping online è tra i servizi digitali che ha maggiori prospettive di sviluppo. E i numeri le danno ragione: il trend di crescita è positivo e gli acquisti online sono passati dal 30% del 2007 al 55% del 2016, con i giovani tra i 16 ed i 24 anni ed i 25 ed i 34 anni a preferire questa forma di acquisto. Cosa si acquista di più? Abiti e beni legati (34%), seguiti da viaggi, alloggi vacanza (29%) e biglietti per eventi, almeno a libello europeo.

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