Mobilità

Tutte le ultime tranvate di Uber in Europa

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Una sentenza della Corte Ue ha stabilito che gli Stati membri possono vietare UberPop, senza darne notifica ai vertici di Bruxelles dal momento che Uber è una società di traporti e non una società dell’informazione. L’approfondimento di Chiara Rossi

Ennesima batosta per la startup di ride-sharing di San Francisco. La sentenza di mercoledì scorso della Corte di Giustizia dell’Unione europea ha stabilito che gli Stati membri possono vietare e reprimere penalmente l’esercizio illegale dell’attività di trasporto senza dover previamente notificare alla Commissione il progetto di legge. Interpellata dal Tribunal de Grande Instance di Lille in Francia, nell’ambito di una causa intentata da Uber France, la Corte Ue ha precisato che il servizio Uberpop rientra nel “settore dei trasporti” e non in quello dei servizi digitali, che invece richiederebbe una notifica in base alla direttiva comunitaria sulle “società dell’informazione”.

COME FUNZIONA UBERPOP

Uber fornisce, tramite l’app, il servizio UberPop con il quale mette in contatto conducenti non professionisti che utilizzano la propria auto (ergo senza alcuna licenza) e persone che vogliono spostarsi in città. La società fissa le tariffe, riceve dal cliente il prezzo di ciascuna corsa (per poi girarne una parte al conducente non professionista del veicolo) ed emette le fatture.

VIETATO IN GERMANIA, GRAN BRETAGNA E ITALIA

La strada è stata tutt’altro che spianata per Uber in Europa sin dal lancio nel 2011. Il servizio Uberpop è fornito solo in Olanda, Estonia, Islanda, Svizzera, Norvegia e Lussemburgo. Nei restanti Paesi europei è stato dichiarato illegale. In Germania, UberPop è stato proibito da un decreto del maggio 2015 e nello stesso anno anche in Italia è caduto sotto i colpi di una sentenza del tribunale di Milano. Londra ha inferto il colpo più duro: l’autorità di regolazione dei trasporti della capitale britannica (Tfl) ha giudicato il servizio di trasporto automobilistico privato “inadatto e inadeguato” ritirando a Uber la licenza di operare in città.

IL NO DELLA FRANCIA

Anche la Francia ha vietato UberPop nel 2015 senza comunicarlo a Bruxelles. Non solo, ha anche multato Uber France per una somma di 800mila euro in quanto rappresenta un sistema illegale che mette in relazione i clienti con delle persone che svolgono un’attività di trasporto stradale a titolo oneroso. Dal momento che le autorità francesi non hanno notificato alla Commissione la normativa penale prima della sua promulgazione, Uber France ha pensato bene di rivolgersi al Tribunal de Grande Instance di Lille invocando dalla sua la direttiva 2000/31/CE. Questa impone agli Stati membri di notificare alla Commissione qualsiasi progetto di legge o di regolamentazione che detti regole tecniche relative ai prodotti e servizi della società dell’informazione. Investito della controversia, il tribunale francese ha chiesto alla Corte di giustizia se le autorità francesi fossero tenute o no a notificare previamente alla Commissione il progetto di legge. Con la sentenza di mercoledì la Corte ha stabilito che gli Stati membri possono vietare e reprimere l’esercizio illegale di un’attività di trasporto come quella esercitata tramite UberPop (non dunque di una società dell’informazione) senza dover previamente notificare alla Commissione il progetto di legge che stabilisce il divieto e le sanzioni.

IL PRECEDENTE SPAGNOLO

In realtà la decisione della Corte era prevedibile. Già il 20 dicembre scorso, nella causa partita da una denuncia presentata dalla Asociación Taxi Profesional Élite di Barcellona contro Uber Spagna, la Corte ha stabilito che il servizio UberPop rientrava nel settore dei trasporti e non costituiva un servizio della società dell’informazione.

I RECENTI GUAI IN GRECIA

Una settimana proprio buia per la società di ride sharing di San Francisco. Giovedì Uber ha annunciato che avrebbe sospeso il servizio su licenza in Grecia dopo l’approvazione della legislazione locale che impone una regolamentazione più severa nel settore. Verrà creato anche un registro digitale di tutte le piattaforme di condivisione del viaggio e dei loro passeggeri. Al momento Uber gestisce due servizi ad Atene: UberX, per driver con licenza professionale, e UberTAXI che mette a disposizione tassisti. Da martedì UberX sarà sospeso ad Atene fino a quando la società non avrà trovato una soluzione adeguata.

LA VITTORIA IN EGITTO

In Egitto Uber ha evitato per un pelo un’altra battuta d’arresto. Una settimana un tribunale del Cairo ha stabilito che non sarebbe stata accettata la precedente decisione di sospendere le licenze di Uber e di altre società di ride-sharing come la rivale con sede a Dubai Careem. L’anno scorso, le due società erano state oggetto di proteste da parte dei tassisti egiziani e un tribunale amministrativo del Cairo aveva convalidato la petizione presentata da un avvocato per chiedere l’interruzione delle attività di Uber e Careem in Egitto. Entrambi i servizi sono diventati molto popolari nel paese, dove molti passeggeri si lamentavano della scarsa qualità del servizio offerto dai tassisti locali che a volte si rifiutano di avviare il tassametro.

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