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Motorini

In Vietnam l’invasione dei motorini è diventato un problema insostenibile. E il Governo ne vieta l’utilizzo dal 2030 

Cinque milioni di motorini per 7,5 milioni di abitanti. Questi i numeri di Hanoi la capitale del Vietnam. L’invasione delle due ruote è diventato un problema insostenibile. Almeno secondo il Comitato del popolo, il nostro Comune, che fa capo direttamente al regime comunista vietnamita, che ha approvato un piano per vietare entro il 2030 la circolazione di moto e motorini che affollano le strade delle sue città. La decisione è stata approvata all’unanimità dal Comitato ma ha provocato non poche polemiche tra i cittadini. In una delle nazioni più giovani al mondo, con un’età media che si aggira intorno ai 30 anni, il motorino ha rappresentato il simbolo della rinascita. Fa parte della cultura e dello stile di vita, in Vietnam lo scooter è vitale, è un mezzo dalle tante funzioni su cui viaggiano intere famiglie.

Ma il traffico, lo smog e gli incidenti negli ultimi 5 anni sono aumentati vertiginosamente.

Incidenti stradali

motoriniSecondo i dati raccolti dalle autorità vietnamite, in un anno più di 15.000 persone perdono la vita in sinistri stradali.

La polizia non riesce sempre a far seguire le norme di sicurezza. Per esempio i caschi , sono spesso costruiti con materiali di bassa qualità e non garantiscono una protezione sufficiente in caso di collisione. Anche l’obbligatorietà di averlo indosso mentre si guida non sempre viene rispettata.

Inquinamento

Un altro dei motivi che hanno spinto il Governo vietnamita a scegliere questo provvedimento è quello dell’inquinamento atmosferico. I livelli di smog che stanno mettendo in ginocchio il Paese sono un problema che non può rimanere insoluto. Ben 282 giorni su 365 hanno registrato percentuali di PM2,5, al di sopra dei livelli consentiti.

Quanti motorini sulle strade?

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), sui 33.166.411 di veicoli registrati nel paese nel 2010, ben 31.452.503 erano a due o tre ruote, contro solamente 556.945 automobili.

Questo fenomeno è dovuto anche a causa del prezzo medio di un motorino, che in una città in cui il reddito medio annuale è di poco meno di 2000 euro, per le famiglie risulta abbordabile. E’ vero che la vendita di auto nel 2016 è aumentata del 30%. Ma sono sempre numeri molto distanti da quelli che inquadrano il regno delle due ruote.

Si considerano 2.500 motorini per chilometro quadrato, con vendite di 8000 unità al giorno contro le 750 delle auto.

Vietnam e crescita economica

La Repubblica Popolare del Vietnam ha assistito negli ultimi anni ad una rapidissima crescita, quadruplicando i redditi delle famiglie. L’ultimo decennio è stato positivo al punto che la sua economia è stata paragonata a quella della Cina. Il vero passo in avanti però fu fatto nel 1986, anno in cui il governo iniziò una politica di apertura internazionale.

Con questo programma di riforme economiche, chiamato Dôi moi (“Rinnovamento”), sono stati incoraggiati la concorrenza, l’apertura dei mercati e gli investimenti stranieri allo scopo di ripristinare la prosperità del paese e di emulare le più fiorenti economie asiatiche.
Da quel momento molte imprese e multinazionali hanno deciso di investire.

Tra i colossi presenti nel paese ci sono Samsung ed LG. Attirate qui dal basso costo del lavoro, potranno però in futuro avere bisogno di personale qualificato dall’estero.

Anche il tasso di povertà si è abbassato notevolmente. Dal 2000 ad oggi la crescita è stata quasi costante registrando un complessivo più 6%. Questa crescita è guidata soprattuto dal settore manifatturiero vera punta di diamante del Paese.
Secondo alcuni analisti il vero nodo da sciogliere sarà quello delle aziende pubbliche. Il governo vietnamita vuole mettere sul mercato circa 400 aziende da privatizzare. Le aziende statali valgono qualcosa come un terzo di tutto il PIL vietnamita, e per questo il Vietnam ha dato vita ad alcuni radicali cambiamenti come quello di ridurre da 51 a 6 i settori in cui non sono permessi investimenti privati.

Il trasporto pubblico

Questo rilancio dell’economia ha portato nuova linfa soprattutto per la popolazione.

I cittadini vietnamiti considerano le due ruote un mezzo fondamentale e insostituibile per spostarsi nelle città. La soluzione? Potenziare i mezzi pubblici. Stando ad uno studio della BBC soltanto il 12% dei cittadini si muove con il trasporto pubblico. Il numero non stupisce considerando che il Vietnam resta uno dei pochi paesi al mondo a non avere una vera metropolitana. La volontà da parte della Repubblica è quella di investire in un adeguato sistema di infrastrutture, con la speranza che una volta realizzato almeno il 50% della popolazione decida di affidarsi al trasporto pubblico.

Car sharing e scooter sharing

E se la soluzione fosse il car e lo scooter sharing?

car sharingIn Italia il fenomeno della condivisione dell’auto sta registrando numeri sbalorditivi. E’ un servizio che viene utilizzato all’interno di politiche di mobilità sostenibile, in modo da consentire di rinunciare all’automobile privata ma non al suo utilizzo.

Uno studio di Urbi, l’app che aggrega i principali sistemi di mobilità urbana e condivisa, ha stimato che in città come Milano, Torino, Firenze e Roma il tasso di crescita è in regolare aumento. Il fenomeno car sharing ha consentito di percorrere 30.000.000 km, vantando numeri come 5mila veicoli, 4.265.000 di prenotazioni e 1.800.000 ore di noleggio. Nel complesso si può parlare di un aumento medio del 35%. Volendo fare una fotografia di un utente medio che utilizza il servizio viene fuori un uomo, tra i 25 e i 34 anni. lo Scooter sharing sta raggiungendo traguardi importanti.

Già 100.000 utenti in Europa hanno usufruito del servizio di sharing elettrico. Attualmente gli scooter elettrici già su strada nelle città dove è presente il servizio sono più di 1.000, con un risparmio stimato di 435 tonnellate di CO2 già nel 2017.
Forse questo modello potrebbe essere esportato in Vietnam diventando una valida alternativa più amata dalla popolazione.

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