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Vi spiego tutti gli effetti dello schiaffo di Trump a Macron, May e Merkel sull’Iran

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L’analisi di Carlo Jean sugli effetti economici, geopolitici e strategici della decisione del presidente americano Trump di ritirare gli Usa dall’accordo sul nucleare iraniano

Il presidente americano Donald Trump prosegue imperterrito nell’attuazione dei provvedimenti annunciati nella sua campagna elettorale.

Martedì 8 maggio ha annunciato il ritiro degli Usa dall’accordo sulle limitazioni poste allo sviluppo del nucleare iraniano nel 2015. Firmato dai cinque membri permanenti dal Consiglio di Sicurezza e dalla Germania, con l’avallo dell’Ue e dell’Onu che, con l’IAEA di Vienna, ne avrebbe controllato l’attuazione, l’accordo era stato dichiarato “storico” da Barack Obama.

CHE COSA PREVEDEVA L’ACCORDO STRACCIATO DA TRUMP

Esso limitava l’arricchimento dell’uranio e la produzione di plutonio da parte iraniana per 10-15 anni. Trump – sostenuto da Israele e dall’Arabia Saudita – ha affermato che l’accordo fosse una “bufala”. Non sarebbe sufficiente a evitare la proliferazione nucleare in Iran, che avrebbe avuto un effetto “domino” sull’intero Medio Oriente. Avrebbe aumentato anche l’instabilità già compromessa dell’intera regione dalle iniziative iraniane in Iraq, Siria e Yemen, accresciute dal recente successo dell’Hezbollah libanese.

LE PAROLE DI DONALD TRUMP

Nelle sue dichiarazioni Trump non ha accennato all’impatto che il ritiro dal trattato con l’Iran avrà sui suoi prossimi colloqui con Kim Jong-un sulla denuclearizzazione della Corea del Nord. Forse sa che Pyongyang non potrà opporsi a Pechino, che nel caso particolare sostiene Washington.

COME HA REAGITO L’IRAN

Le reazioni iraniane non si sono fatte attendere, ma sono state più caute di quanto previsto. Il premier Hassan Rouhani ha attenuato la sua prima decisione di annullare l’accordo in caso di ritiro di Washington. Ha dichiarato che per ora l’accordo rimane valido con gli altri cinque firmatari. Anche per “dare un colpo al cerchio e uno alla botte” ha ordinato alla sua Organizzazione dell’Energia Atomica di essere pronta a riprendere senza restrizioni l’arricchimento dell’uranio a livello industriale.

PERCHE’ ROUHANI E’ CAUTO

La cautela di Rouhani è motivata dalla necessità dell’Iran di ricevere investimenti e tecnologia straniera, in pratica europea. L’Iran necessita di almeno 100 miliardi di dollari per modernizzare i suoi impianti petroliferi e gasieri e per attivare lo sfruttamento dell’enorme giacimento di gas Pars Sud. Forse ha inteso anche separare l’Europa dagli Usa, anche se essa assorbe solo un quinto delle esportazioni energetiche iraniane.

IL MIO GIUDIZIO SU TRUMP

La decisione di Trump non era inattesa. Tuttavia, sta provocando molte polemiche, oltre che numerosi interrogativi sulle sue conseguenze non solo strategiche e geopolitiche, ma anche economiche. Esaminiamole in successione.

L’IMPATTO STRATEGICO

Dal punto di vista strategico, gli avversari dell’Iran temono che Teheran, dotandosi di armi nucleari, possa intensificare le sue pressioni in Medio Oriente, realizzate dalle forze speciali del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica. Potrebbe anche sostenere rivolte nelle province sciite dell’Arabia Saudita. Ritengo improbabile che intenda veramente colpire Israele. Malgrado la retorica contro lo Stato Ebraico, l’Iran verrebbe vetrificato dopo qualche ora. I dirigenti di Teheran ne sono consapevoli, così come lo sono del fatto che l’Iran non potrà essere conquistato.

UN PO’ DI STORIA

Le ultime invasioni sono state quelle di Alessandro Magno e dei Mongoli. A parte l’entità e il patriottismo della sua popolazione, il suo territorio è una specie di fortezza circondata da montagne. Il nucleare non serve all’Iran a scopi dissuasivi, dato che nessuno intende attaccarlo. Può addirittura essere controproducente per l’espansione dell’influenza iraniana, perseguita con l’utilizzo delle forze convenzionali, specie con le forze speciali delle Guardie della Rivoluzione Islamica. In ogni caso, se lo volesse l’Iran potrebbe sviluppare in segreto qualche ordigno nucleare, come Israele è persuaso che già faccia. Ad ogni buon conto, ritengo che un armamento nucleare sarebbe un handicap per il conseguimento degli obiettivi di Teheran in Medio Oriente.

GLI EFFETTI GEOPOLITICI

Sotto il profilo geopolitico, la decisione di Trump è stata un vero e proprio schiaffo ai suoi alleati europei. Macron, la May e la Merkel avevano supplicato Trump di non ritirare gli Usa dall’accordo del 2015. Alla loro voce si era aggiunta quella flebile di Federica Mogherini, flebile non per demerito suo, ma per le divisioni e le debolezze dell’Europa.

IL RUOLO DELL’EUROPA

Di certo l’affidabilità degli Usa è diminuita, ma la cosa non preoccupa Trump più di quel tanto. L’Europa ha bisogno degli Usa più di quanto i secondi necessitino della prima. L’unico ad aver fatto proposte concrete era stato Macron. Si era reso conto che Trump doveva “portare qualcosa a casa”. Gli aveva proposto di negoziare con Teheran per prolungare la durata dell’accordo e per estenderlo ai missili che l’Iran continua a sviluppare e all’intero problema degli assetti del Medio Oriente.

I VERI PROBLEMI

A parer mio, sono due problemi più seri di quello posto dal nucleare iraniano. Macron ha cioè dimostrato di possedere una visione strategica, anche se la sua mossa mirava forse solo a salvaguardare i 5 miliardi di euro investiti dalla Total nel Pars Sud. Lo schiaffo ricevuto non provocherà reazioni concrete da parte dell’Europa, a parte qualche protesta. Siamo troppo deboli per fare a meno degli Usa. Cercheremo solo di attenuare i danni economici della decisione di Trump.

L’IMPATTO ECONOMICO

Dal punto di vista economico, il ripristino delle precedenti sanzioni impedirà all’Iran di aumentare la sua produzione di petrolio da 2,5 milioni di barili/giorno, ai 3,8 permessi dall’Opec e di valorizzare le sue risorse di gas, che sono le maggiori del mondo. Il prezzo del petrolio resterà elevato. Putin ne sarà contento, come lo saranno i produttori americani di petrolio e gas da shale. I consumatori europei lo saranno meno.

COSA SUCCEDERA’ ALL’ITALIA

Le conseguenze economiche sull’Italia del ripristino delle sanzioni erano già state considerate nella legge di bilancio attuale. All’art. 32 essa prevede l’intervento di Invitalia per compensare il rischio politico degli investimenti in Iran. Essi riguardano soprattutto l’Eni e i 5 miliardi di euro di apertura di crediti a Teheran, miranti a ristabilire l’importante presenza italiana in quel paese.

GLI SCENARI

Trump è stato ambiguo a proposito del ripristino delle sanzioni all’Iran. Non ha precisato se si tratterà solo di sanzioni primarie o se verranno imposte anche quelle secondarie, cioè alle società straniere che violino le decisioni Usa. Certamente ha voluto mantenersi una certa flessibilità negoziale. Non tanto verso l’Europa, quanto nei riguardi dell’India, per la quale i rapporti con l’Iran sono vitali. Non solo per soddisfare con il petrolio e il gas iraniani i suoi crescenti fabbisogni energetici, ma anche come transito verso l’Asia Centrale e la Russia europea.

Poiché non può attraversare il Pakistan, New Delhi ha previsto di attivare attraverso i porti iraniani il cd North-South Corridor, che rappresenta in un certo senso la reazione indiana alla Nuova Via della Seta cinese. L’India ha una grande importanza strategica per gli USA, dato che concorre a equilibrare la crescente potenza cinese nell’Eurasia.

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