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Ecco le vere mire degli Stati Uniti di Trump contro la Cina

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Il commento di Carlo Pelanda, saggista e analista, docente di geopolitica economica, sui rapporti fra Stati Uniti e Cina

La guerra commerciale tra America e Cina avrà un esito destabilizzante per il mercato globale? L’ipotesi di chi scrive è che il motivo di questo specifico conflitto è la volontà americana di depotenziare la Cina più che il riequilibrio commerciale, pur tema reale. Scenario: è iniziato il confronto tra i due poteri per l’egemonia mondiale e questo terminerà solo quando uno dei due sarà sconfitto, come nella guerra tra Roma e Cartagine.

L’OBIETTIVO DELLA STRATEGIA USA

Nessuno dei due, tuttavia, vuole una destabilizzazione totale del sistema globale ed è probabile che vi saranno limitazioni temporanee del conflitto e cooperazioni settoriali entro lo stesso. L’obiettivo più urgente della strategia statunitense è rallentare lo sviluppo tecnologico della Cina costringendo le aziende più avanzate (per lo più non cinesi) ad abbandonarla, riducendone lo sviluppo del know how. Alcuni ritengono che Trump non abbia una strategia e che il conflitto si basi su umori contingenti ed esigenze mediatiche. Forse, ma in realtà una strategia c’è.

LE MIRE DELLA CINA

Fu elaborata fin dalla metà degli anni ’90 dall’apparato imperiale statunitense. In quegli anni, chi scrive, dirigeva ricerche di scenario per il Centro militare di studi strategici della Difesa italiana che aveva un accordo di collaborazione con l’ufficio scenari (Net Assessment) del Pentagono. Questo avvertì la politica che nel 2024 la Cina avrebbe raggiunto una capacità economica, tecnologica e militare tale da sfidare la superiorità statunitense e suggerì azioni preventive. Clinton non le seguì. Bush le seguì poco perché aveva bisogno della Cina per le priorità in Afghanistan e Iraq.

CHE COSA HA FATTO OBAMA

Dal 2013 Obama tentò un contenimento geo-economico dell’espansione cinese, ma senza inciderne la costruzione della tecnopotenza. Ora Trump ha deciso di limitarla sostanzialmente. Tale strategia non è un ghiribizzo né cambierà dopo il mandato di Trump stesso. Nel medio termine, appunto, ciò non destabilizzerà totalmente il sistema globale, se Xi Jinping non sarà defenestrato dai militari che vorranno reagire in modo più forte alla pressione americana come scusa per riprendersi i privilegi corruttivi che Xi stesso ha tolto loro.

IL DESTINO DELLA CINA

Ma nel lungo termine uno dei due imploderà, probabilmente la Cina, e ciò pone il problema di creare un prestatore mondiale di ultima istanza per sostenere la megaturbolenza conseguente. Prima di ciò, però, bisogna capire se la «cavalleria numidica» si schiererà con Roma o Cartagine, determinando la vittoria dell’uno o dell’altro. L’Ue è tale cavalleria? No, è la Russia. Questa consapevolezza sarà rilevante nell’incontro tra Trump e Putin.

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