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Cyber campagna della Russia contro la Gran Bretagna per difendere la Siria?

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Siria

La Russia minaccia la Gran Bretagna di un attacco informatico a difesa di Damasco, secondo il Telegraph. L’approfondimento di Giusy Caretto


Non solo armi, missili e bombe. Il conflitto siriano potrebbe giocarsi anche nel cyber spazio e gli hacker russi, in questo caso, potrebbero fare la differenza. All’indomani dei raid di Stati Uniti, Francia e Gran Bretagna in Siria, Mosca (ma anche Damasco e Teheran) ha lanciato una cyber campagna contro Londra, come scrive The Telegraph.

Nelle scorse ore, alcune fonti del governo di Londra hanno confermato l’allarme lanciato dal Pentagono secondo cui è stato rilevato “un aumento di venti volte” delle attività di “disinformazione” via internet ispirate dalla Russia dopo l’attacco missilistico lanciato nelle prime ore di sabato scorso contro la Siria. Ma andiamo per gradi.

COSA STA ACCADENDO

Erano le nove di sera a Washington, poco prima dell’alba di sabato 13 a Damasco, quando una tempesta di missili si è abbattuta sulla Siria, colpendo alcuni dei bersagli prescelti dal Pentagono, in accordo con Londra e Parigi (qui l’articolo di Pietro Batacchi, direttore della Rivista Italiana di Difesa).

LE RIVENDICAZIONI CYBER

La rivendicazione di Mosca, alleata della Siria, non si fa attendere. La via scelta dalla Russia, però, non è quella delle bombe e dei missili. Ma quella cyber: Mosca potrebbe interrompere o disturbare le comunicazioni con i militari americani, francesi e britannici sul campo, ma anche infiltrarsi nei sistemi sanitari di Londra. Potrebbe attaccare le banche, le università o le compagnie energetiche.

E il potrebbe, in questo caso, è un po’ forzato. Come racconta il Telegraph, infatti, l’attacco della Russia è già in atto. Alcune fonti del governo di Londra avrebbero confermato l’allarme lanciato dal Pentagono Usa che avrebbe rilevato “un aumento di venti volte” delle attività di “disinformazione” via internet ispirate dalla Russia dopo l’attacco missilistico occidentale. Boris Johnson, ministro degli Esteri britannico, ritiene che questa intensa attività potrebbe essere il principio di una campagna ostile su vasta scala di attacchi cibernetici condotti dal Cremlino ed ha avvertito che Londra deve prepararsi a subire una rappresaglia russa contro le sue strutture civili.

LE CONTROMOSSE DI LONDRA

Londra non resta certo a guardare. La Gran Bretagna, secondo quanto affermato dal Sunday Times, sarebbe pronta a lanciare un cyberattacco in ritorsione contro Mosca se gli hacker russi dovessero prendere di mira le infrastrutture nazionali britanniche. Ma non solo: i servizi segreti britannici stanno già collaborando con le grandi compagnie telefoniche come Bt e Vodafone per identificare le falle nell’attuale rete di telefonia mobile e trovare i rimedi, provando a prevenire eventuali azioni di cyber-guerra.

L’intelligence britannica, poi, è già preparata da tempo all’eventualità che hacker sponsorizzati da Mosca rilascino informazioni imbarazzanti su politici o altre personalità di alto profilo. Il raid contro la Siria getta benzina su un fuoco già vivace: i rapporti Mosca-Londra sono deteriorati dopo l’attentato con gas nervino all’ex spia russa Sergey Skripal e figlia avvenuto a Salisbury. L’episodio aveva determinato l’espulsione in massa di diplomatici russi dal paese, anche se Mosca aveva negato ogni coinvolgimento.

UNA GUERRA INIZIATA GIA’ DA TEMPO

Un cyber attacco contro Londra, dunque, non è poi una grande novità. Proprio pochi giorni fa Amber Rudd, il ministro dell’Interno britannico, aveva annunciato delle esercitazioni nazionali di risposta a cyberattacchi russi.

“La minaccia non sta diminuendo”, aveva dichiarato. “Negli ultimi sei mesi, il centro di cybersicurezza nazionale (NCSC) ha risposto a 49 incidenti associati a gruppi cyber russi, alcuni con centinaia di potenziali vittime. Attori russi hanno sistematicamente preso di mira la Gran Bretagna, insieme ad altri Paesi, aumentando il numero di settori colpiti oltre a media, telecomunicazioni ed energia”.

LA DIFFERENZA: IL SYRIAN ELECTRONIC ARMY

A fare la differenza, in una guerra che si gioca nello spazio cyber potrebbe però essere il Syrian Electronic Army, come scrive il generale Umberto Rapetto sul Secolo XIX: la compagine, nata nel 2011, vanta nel suo arsenale virus e malware, campagne di spamming e phishing, saturazioni delle funzionalità dei sistemi presi di mira. E non solo: alcuni hacker del Syrian Electronic Army compaiono nella lista dei criminali cyber più ricercati dall’Fbi.

UNA NUOVA ERA DI GUERRA

Intanto non è possibile ignorare il fatto che le armi stiano cambiando. “Siamo entrati in una nuova era di guerra, assistendo a un mix distruttivo e letale di forza militare convenzionale e attacchi informatici maliziosi”, ha affermato Gavin Williamson, Segretario alla Difesa britannico.

SI ROMPE L’ALLEANZA OCCIDENTALE?

Non solo hacker. C’è anche altro che in queste ore attira l’attenzione di Londra e di Theresa May. L’alleanza occidentale, infatti, sembra iniziare a cedere solo dopo poche ore dall’attacco missilistico in Siria. Qualcosa sembrerebbe non più funzionare fra il presidente statunitense Donald Trump ed il presidente francese Emmanuel Macron, dopo una lunga intervista di quest’ultimo in Tv alla quale ha replicato l’inquilino della Casa Bianca, smentendone alcune affermazioni.

“L’operazione è riuscita sul piano militare, i missili hanno raggiunto gli obiettivi, è stata distrutta la loro capacità di produrre armi chimiche. E da parte loro non c’è stata nessuna vittima”, avrebbe affermato Macron, nell’intervista di circa 2 ore in diretta tv. “La decisione di intervenire è stata presa domenica scorsa – ha aggiunto Macron -, 48 ore dopo le prime identificazioni dell’uso di armi chimiche nella Ghuta orientale. (…) Abbiamo colpito 3 siti di produzione e trattamento di armi chimiche, identificati da mesi, sono stati colpiti: un sito è stato colpito da noi con gli americani e i britannici, il secondo soltanto dagli americani, il terzo solo dai francesi”.

Poco dopo la portavoce della Casa Bianca ha precisato che “il presidente Trump è stato chiaro affermando che vuole un ritorno a casa delle forze americane in Siria”, e che l’America si aspetta che i partner regionali e gli alleati degli Stati Uniti “si assumano una maggiore responsabilità sia militare che finanziaria, per mettere in sicurezza la regione”.

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