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Perché è incandescente il vertice Nato fra Trump e Stati europei

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L’analisi di Alessandro Marrone per AffarInternazionali.it sul vertice Nato che si tiene l’11 e 12 luglio a Bruxelles

Il prossimo Vertice della Nato dell’11 e 12 luglio a Bruxelles mira a confermare l’intesa tra gli alleati su alcuni punti chiave per la sicurezza collettiva, mettendoli al riparo dalle tensioni che segnano i rapporti transatlantici.

COME SI E’ MOSSO TRUMP SULL’EUROPA

Dal 2017 l’Amministrazione Trump ha preso alcune decisioni contrarie agli interessi europei: i dazi alle importazioni di acciaio e alluminio dall’Ue; il ritiro degli Usa dall’accordo sul nucleare iraniano, e le conseguenti sanzioni economiche contro le imprese europee che avevano avviato relazioni commerciali con l’Iran proprio a seguito dell’accordo; l’abbandono degli Accordi di Parigi sulle misure per fronteggiare i cambiamenti climatici. Si è creato così un clima di tensione e sfiducia tra Stati Uniti ed Europa, simboleggiato anche dall’esito dell’ultimo G7 in Canada con il ritiro della firma di Trump dal comunicato finale successivamente alla pubblicazione del comunicato stesso.

IL RUOLO DEGLI STATI UNITI IN EUROPA E NELLA NATO

Tuttavia, se guardiamo alla sicurezza del Vecchio Continente e al ruolo della Nato, allora la posizione degli Usa è positiva e incoraggiante. L’Amministrazione Trump ha infatti confermato e rafforzato gli impegni presi dal predecessore Obama sull’aumento della presenza militare americana in Europa, al fine di prevenire un eventuale colpo di mano di Mosca ai danni dei Paesi del fianco orientale Nato. Il relativo investimento americano, tramite la European Defence Initiative, è salito infatti da 3,4 miliardi di dollari nel 2017 a 4,8 miliardi nel 2018, e aumenterà a 6,5 nel 2019. Al tempo stesso, Trump non ha fatto mistero di voler rilanciare il dialogo con Mosca per affrontare le crisi in corso e riportare la Russia al tavolo euro-atlantico, incluso quello del G7. Non a caso, è probabile un incontro bilaterale tra il presidente repubblicano ed il suo omologo russo nei giorni successivi il vertice Nato, il 16 luglio a Helsinki.

I RAPPORTI FRA TRUMP E LA RUSSIA

Se l’impegno militare americano per la difesa collettiva dell’Europa e la volontà di dialogo con la Russia sono elementi positivi, questi non si traducono però automaticamente in coesione e stabilità transatlantica. Da un lato, pesa infatti l’incertezza e l’umoralità dell’approccio di Trump verso Mosca, che mal si concilia col proseguire sullo stretto sentiero intrapreso da tutto l’Occidente nel 2014 che combina misure militari di deterrenza e difesa col dialogo politico, al fine di negoziare una soluzione con il Cremlino da una posizione di adeguata forza.

LO SCENARIO SULLA RUSSIA

Affinché questa strategia abbia successo, serve un forte coordinamento tra i Paesi occidentali, in modo da gestire insieme decisioni collettive quali il dispiegamento di truppe Nato sul fianco orientale dell’Alleanza e l’evoluzione delle sanzioni commerciali Ue e Usa, piuttosto che la riammissione di Mosca al G7. Tutte decisioni che vanno eventualmente riviste insieme, in base alla situazione complessiva nell’area euro-atlantica e in particolare all’attuazione degli accordi di Minsk sull’Ucraina.

LE SPESE PER LA DIFESA AL CENTRO DELLA RIUNIONE

L’altro motivo di tensione politica riguarda le spese per la difesa. Il dibattito tra gli alleati sulla condivisione degli oneri per la sicurezza collettiva è vecchio quanto la Nato stessa, poiché gli investimenti militari degli Stati Uniti sono sempre stati superiori a quelli degli alleati europei. Tuttavia la situazione si è aggravata negli anni della crisi economica post-2009 per i tagli ai bilanci della difesa avvenuti in Europa, tanto da portare a una critica radicata e bipartisan da parte repubblicana e democratica agli alleati europei visti come free rider della sicurezza collettiva ‘prodotta’ dagli Stati Uniti. Inoltre, sebbene tutti gli Stati membri dell’Alleanza atlantica si siano solennemente impegnati nel vertice del 2014 a portare la spesa per le proprie forze armate – a prescindere che siano poi usate in ambito Nato, Ue, Onu o nazionale – al 2% del Pil entro il 2018, a distanza di quattro anni i progressi al riguardo sono lenti in molti Paesi – e inesistenti in Italia.

L’OFFENSIVA DI TRUMP SUI PAESI EUROPEI

In un confronto transatlantico già teso su questo tema, Trump ha portato la sua valutazione in senso stretto e di breve periodo dei costi-benefici di un rapporto internazionale e i suoi modi duri e aggressivi – compreso l’uso spregiudicato di Twitter -. Si teme quindi che il legittimo e necessario confronto sugli investimenti nelle capacità militari necessarie per la sicurezza collettiva si trasformi in scene di scontro, che nuocerebbero alla stessa sicurezza del Vecchio Continente perché inviterebbero gli avversari ad essere più aggressivi puntando su un Occidente diviso.

I TEMI IN AGENDA E I RISULTATI POSSIBILI

Le tensioni sull’obiettivo del 2% rischiano di avere un impatto negativo anche sul contenuto di altri temi in agenda. Il primo è lo sviluppo della cooperazione Nato-Ue, sulla base della dichiarazione congiunta firmata a Varsavia nel 2016 e delle successive misure attuative. A Bruxelles potrebbe essere adottata una nuova dichiarazione congiunta ad alto livello, molto utile per dissipare i dubbi espressi da fonti americane sul Fondo europeo di Difesa – probabilmente dettati dalla paura per un rafforzamento dei concorrenti europei rispetto all’industria della difesa americana – e per sviluppare quindi una reale cooperazione tra Nato e Ue necessaria su diversi dossier.

IL DOSSIER NORD AFRICA E MEDIO ORIENTE

Tra questi ultimi vi è di certo la stabilizzazione del Nord Africa e Medio Oriente, tema caro ai Paesi come l’Italia più preoccupati da immigrazione clandestina e terrorismo internazionale che dall’aggressività russa. Su questo fronte è in discussione un rafforzamento del partenariato Nato con Tunisia e Giordania e forse l’avvio di cooperazioni con la Libia, per consolidare le forze armate dei Paesi mediterranei in funzione di anti-terrorismo, controllo del territorio e dei confini. Inoltre, dovrebbe essere raggiunta la piena operatività dello “hub per il sud” istituito nell’ambito del comando Nato di Napoli nel 2017, che ha sofferto finora di una mancanza di adeguate risorse umane per svolgere le ambiziose funzioni assegnategli: raccolta e condivisione delle informazioni; monitoraggio e analisi della situazione nel vicinato meridionale; coordinamento delle attività Nato sul fianco sud.

(estratto di un’analisi del sito Affari Internazionali)

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