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Münchau bacchetta il duo Alesina-Giavazzi e difende Guglielmi

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Entra nel vivo la nomina del direttore generale del Tesoro dopo l’uscita di Vincenzo La Via.

Ha fatto rumore un editoriale a firma Alberto Alesina e Francesco Giavazzi apparso sul Corriere della Sera del 9 giugno.

L’analisi di Alesina-Giavazzi si basava per lo più su uno studio di Mediobanca sui costi di ridenominazione del debito pubblico.

Ma è parso singolare attribuire a Mediobanca e ad uno dei suoi massimi dirigenti, responsabile della ricerca dal 2009, Antonio Guglielmi, argomentazioni, per altro mai sostenute in 40 pagine, in relazione all’uscita dell’Italia dal euro, anzi.

Ma ora perfino dal fronte tedesco arrivano critiche alla presa di posizione di Alesina e Giavazzi: Wolfgang Münchau, editorialista di spicco del Financial Times, ha smontato le letture strumentali dei due editorialisti del Corsera.

Münchau è co-fondatore di Eurointelligence – prestigioso think tank economico/politico europeo – e ha pesantemente bacchettato le tesi di Alesina-Giavazzi nella sua ultima newsletter.

Infatti l’odierna newsletter Eurointelligence diffusa da Münchau evidenzia come “il fattore maggiormente discutibile riguardo il dibattito italiano sull’Euro è quanto la fazione pro-Euro sia diventata difensiva, in maniera molto simile a quanti erano a suo tempo favorevoli a mantenere la Gran Bretagna all’interno dell’Unione”.

“Gli argomenti a favore della permanenza nell’Eurozona stanno degenerando in un diffuso allarmismo”, si legge, che non fa altro che puntare il dito contro quanti si interrogano in maniera disincantata e lucida sui reali vantaggi dell’Europa e sull’eventuale opportunità di ripensarne le istituzioni.

Questo atteggiamento, prosegue Münchau, “risulta tanto più preoccupante alla luce del gigantesco onere di assicurare il successo della permanenza italiana nell’eurozona”. Tale compito – aggiunge – richiede riforme da entrambi i lati: sia nell’eurozona che nella politica italiana”.

Ciò che sta avvenendo è quanto di peggio possano fare i sostenitori dell’Europa: ossia trasformare la questione della permanenza italiana in Europa in una fede.

“Abbiamo notato – scrive l’editorialista di Ft che in Italia sovente firma analisi con Federico Fubini, vicedirettore del Corsera e firma di economia – un commento da parte di Francesco Giavazzi ed Alberto Alesina, che metteva in guardia i lettori del Corriere della Sera in merito alla possibile nomina di Antonio Guglielmi per il ruolo di direttore generale al Ministero del Tesoro”, posizione che è stata in passato ricoperta da Mario Draghi.

Giavazzi ed Alesina hanno indicato Guglielmi “come euroscettico, puntando il dito contro un discusso studio da lui pubblicato lo scorso anno sulla possibilità di ristrutturare il debito pubblico italiano”. La tesi è che il solo porre la questione causerebbe panico fra gli investitori.

Scrive Münchau: “Lo studio di Guglielmi era giunto alla conclusione che la finestra temporale utile per la ridenominazione del debito si stesse rapidamente chiudendo, ed il tempo è ora già scaduto. Inoltre non ha mai espresso una preferenza per un’uscita dell’Italia dall’euro”.

D’altronde, Guglielmi è conosciuto più all’estero che in Italia come un analista che in 20 anni si è occupato di conti, aggregazioni e scenari su banche, finanza e non solo.

Dal 2000 al 2009 è stato a Londra in Merrill Lynch: periodo nel quale è stato nominato miglior analista da parte delle due maggiori agenzie del settore, Institutional Investors e Extel.

Dal 2010 al 2017, sempre a Londra, è stato il responsabile del dipartimento Ricerca Azionaria di Mediobanca, nominato miglior analista finanziari per il settore bancario e assicurativo europeo dall’agenzia Bloomberg.

“Suggeriremmo ai sostenitori dell’Europa – continua Münchau nella sua newsletter – di smettere di puntare il dito e spostare il dibattito su ciò che il nuovo governo – e la nuova opposizione – devono realizzare per assicurare la sostenibilità italiana all’interno della cornice europea”. L’Italia – secondo l’analista ed editorialista del quotidiano della City – dovrebbe compiere uno sforzo genuino per porre le basi per una permanenza sostenibile all’interno dell’Eurozona”. Una riforma di quest’ultima, come proposto da Macron, “è una condizione necessaria ma non sufficiente per una permanenza di lungo periodo”.

Conclusione di Münchau: “La discussione dovrebbe orientarsi verso quanto necessario e sufficiente, non verso chi appartiene ad una fazione piuttosto che all’altra”.

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