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Tesla e non solo: i colpi di scena nella guerra commerciale tra Usa e Cina

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Mentre Tesla è pronta alla costruzione della sua prima fabbrica in Cina, senza essere obbligata ad una joint venture con una società locale, Trump annuncia nuove tariffe contro Pechino per un valore di 200 miliardi. Articolo di Giusy Caretto

Guerra e pace. Continua la saga tra Usa e Cina: mentre Tesla prova a costruire ponti di pace e programma la nascita di una fabbrica in Cina, a Shanghai per la precisione, Trump annuncia l’introduzione di nuovi dazi contro i prodotti cinesi per un valore complessivo di 200 miliardi di dollari. Andiamo per gradi.

UNA FABBRICA TESLA A SHANGAI

Sarà Shanghai la sede della seconda fabbrica di Tesla: secondo quanto riportato dal quotidiano locale South China Morning Post, infatti, Elon Musk avrebbe finalmente trovato un’intesa con le autorità cinesi, che solo fino a poche settimane fa accordavano la realizzazione di una fabbrica straniera obbligando al coinvolgimento di società locali. Il vincolo è stato eliminato e Tesla sembra voler approfittare della cosa.

OBIETTIVO: PRODURRE FINO A MEZZO MILIONE DI AUTO

La fabbrica di Shanghai avrebbe un ruolo di rilievo per Tesla e i suoi affari e potrebbe catapultare la casa automobilistica americana nella produzione di massa (quella vera): in Cina, l’azienda di Elon Musk dovrebbe raggiungere una capacità produttiva di mezzo milione di auto l’anno (stesso obiettivo fissato per il sito di Fremont, in California).

Producendo in loco, Tesla tornerà anche ad essere competitiva in un mercato in cui l’auto elettrica ha un rilevante potenziale. Proprio nei gironi scorsi, infatti, a causa dei dazi l’azienda californiana aveva dovuto ritoccare i listini cinesi aggiungendo tra i 19.000 e i 30.000 euro a modello.

UNA FABBRICA IN OGNI CONTINENTE

Non solo Cina. Tra i progetti futuri di Elon Musk, in realtà, non ci sarebbe solo Shanghai: secondo l’amministratore delegato della casa americana, la società dovrebbe costruire il prima possibile una fabbrica in ogni Continente.

Se il progetto è ambizioso, non mancano gli ostacoli. Anche e solo per la realizzazione di una seconda fabbrica in Cina: “La più grande domanda in questo momento per gli investitori, è come Tesla andrà a pagare tutto questo”, ha commentato Ben Kallo, un analista di Robert W. Baird & Co.. “Tesla dovrà ottenere nuovo capitale.”

IL NUOVO ATTACCO DI TRUMP

I ponti di pace si sgretolano, però, dinanzi agli annunci di Donald Trump. La Casa Bianca, infatti, avrebbe già messo a punto una lista di prodotti importati dalla Cina a cui imporre dazi del 10%, per un valore di 200 miliardi di dollari, valore di tutto l’export di Pechino verso Washington.

Già nelle scorse settimane, gli Usa hanno imposto le prime tariffe ai prodotti cinesi per un valore di 34 miliardi di dollari, prima tranche di un’azione preliminare da 50 miliardi.

LA REAZIONE DI PECHINO

“Incrementi tariffari reciproci su larga scala tra Cina e Stati Uniti porteranno inevitabilmente alla distruzione del commercio tra i due Paesi”, ha commentato il vice ministro del Commercio cinese Li Chenggang.

LA VERIFICA

Le nuove tariffe potrebbero entrare in vigore a partire da settembre, dopo un iter di verifica di due mesi.

“Per oltre un anno l’amministrazione Trump ha pazientemente sollecitato la Cina a fermare pratiche inique, ad aprire il suo mercato e ad impegnarsi in una vera competizione di mercato. E invece di affrontare le nostre legittime preoccupazioni, ha avviato ritorsioni nei nostri confronti”, ha affermato il rappresentante Usa per il Commercio, Robert Lighthizer, giustificando la decisione americana.

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