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Che cosa cambierà con l’intesa fra Austria, Germania e Italia sull’immigrazione

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Nasce “l’asse dei volenterosi” sul fronte del contrasto all’immigrazione. Lo hanno battezzato con questo termine un po’ enfatico il cancelliere austriaco Sebastian Kurz e il ministro dell’Interno tedesco Horst Seehofer nella conferenza stampa tenuta questa mattina a Berlino al termine del loro incontro, dopo che la sera precedente lo stesso Seehofer ne aveva discusso con il suo omologo italiano Matteo Salvini.

Il nuovo asse comprende Austria, Germania e Italia, la cui collaborazione regionale per affrontare il flusso lungo la rotta del Mediterraneo centrale verrà intensificata a livello dei ministeri dell’Interno, ma è pronto ad abbracciare l’impegno di altri paesi come Olanda e Danimarca nei quali, secondo le parole di Kurz, “è cambiata la valutazione nei confronti del fenomeno migratorio che investe l’Europa e si è giunti alla convinzione che i confini interni dell’Unione Europea possono restare permeabili solo se si riesce a rendere sicuri quelli esterni”.

La presidenza di turno dell’Ue, che Vienna si appresta ad assumere dal prossimo luglio, avrà proprio il tema della sicurezza dei confini esterni al centro degli sforzi, con l’obiettivo di rafforzare in maniera sostanziale l’azione di Frontex attraverso l’aumento di uomini, finanziamenti e mezzi a disposizione.

Si prospetta un cambio di regia clamoroso nel controllo europeo del fenomeno migratorio, con l’irruzione in cabina di comando di politici fautori di una linea dura, destinata a modificare il concetto di sicurezza del continente e a mettere all’angolo coloro che lo hanno gestito finora, a cominciare da Angela Merkel. La cui direzione era apparsa a molti partner Ue già in passato ondivaga e priva di una bussola chiara, tanto da essere costretta a oscillare nel giro di pochi mesi, tra la fine del 2015 e l’inizio del 2016, dalla politica di accoglienza che aveva aperto le porte a un milione di profughi in Germania alla stipula dell’accordo Ue-Turchia che consegnò le chiavi della rotta balcanica nelle mani di Erdogan.

In attesa di capire se il basso profilo assunto da Bruxelles sia dovuto a una presa d’atto dei nuovi equilibri o piuttosto a una difficoltà a mediare fra diversi interessi (basti vedere il conflitto nato fra Roma e Parigi), quel che è andato in onda oggi alla conferenza stampa di Kurz e Seehofer è sembrato quasi un colpo di mano. E il punto di arrivo di una serie di scossoni avvenuti quasi in silenzio negli ultimi giorni. Prima Austria e Baviera hanno dato vita a pattugliamenti comuni delle forze di polizia lungo i confini austro-tedeschi, derogando alla consuetudine secondo la quale in Germania i controlli alla frontiera spetterebbero alla polizia federale e non a quella di un Land (ma la Baviera aveva già forzato in passato su questo punto).

Poi il premier danese Lars Lökke Rasmussen ha annunciato da Aarhus un’iniziativa per la creazione in territorio europeo, ma al di fuori dell’Ue, di centri di accoglienza per i migranti cui non venga riconosciuto il diritto d’asilo, aggiungendo che l’idea è quella di realizzare “luoghi il meno attraenti possibile” ma senza specificare a quali paesi si riferisse. Ipotesi alla quale si è già detta interessata di nuovo l’Austria che, preoccupata dal riaprirsi della rotta balcanica attraverso il corridoio albanese, ha coordinato una riunione con autorità dei paesi balcanici in Bosnia per adottare misure a sostegno di Tirana: prima iniziativa, il rafforzamento con 45 agenti del contingente Frontex in Albania. In questo scenario si è dunque inserita la svolta italiana con il caso della nave Aquarius e la ventilata chiusura dei porti alle navi delle Ong.

Il resto si sta svolgendo in Germania, dove probabilmente si sta giocando la partita decisiva. Da settimane, sotto l’incalzare dello scandalo di corruzione che ha coinvolto l’ente federale per l’immigrazione (Bamf) che ha gestito l’ondata di profughi del 2015, si acuiva il conflitto fra Angela Merkel e il suo ministro dell’Interno sul nuovo piano generale per la politica migratoria. Un disegno che prevede, tra l’altro, l’istituzione di centri di identificazione ed espulsione (Ankerzenter), il respingimento alla frontiera per i migranti già registrati in paesi terzi dell’Ue, la concessione di passaporti provvisori da perte delle autorità tedesche per favorire le successive espulsioni in caso di mancato riconoscimento dell’asilo. La cancelliera lo ha bloccato alla vigilia della presentazione, imponendo ulteriori discussioni e di fatto riaccendendo lo scontro con Seehofer, che aveva puntellato i momenti più drammatici della crisi dei profughi nel 2016.

Si è così giunti al redde rationem, con due anni di ritardo: il duello finale nel quale non sarà facile trovare un compromesso che non appaia una sconfitta per uno dei due contendenti. E nessuno dei due può permettersi uno smacco: per Merkel è in gioco la propria autorevolezza, in una fase ormai avanzata di leadership declinante, per Seehofer c’è anche in ballo il voto di settembre in Baviera, dove la sua Csu potrebbe perdere la maggioranza assoluta e trovarsi in casa una fortissima opposizione dei nazional-populisti di Afd. Senza dimenticare che questo scontro potrebbe avere ripercussioni sulla tenuta del governo, dal momento che poi bisognerà fare i conti anche con il terzo alleato, l’Spd.

All’angolo al momento c’è la cancelliera, che dovrà far ricorso a ogni residua abilità per non uscire ammaccata dal braccio di ferro. L’accerchiamento di Seehofer si muove su due linee. La prima è interna: nella conferenza dei gruppi parlamentari Cdu-Csu di ieri, che ha dibattuto i punti del piano sui migranti, non si è levata una voce a favore dei dubbi di Merkel. Anche i deputati della Cdu hanno appoggiato la linea dura di Seehofer, tanto che la stampa oggi parla di “rivolta contro la cancelliera” e di “quasi unanime approvazione” per il piano del ministro.

La seconda è europea: mentre la cancelliera avviava la conferenza sull’integrazione facendo simbolicamente visita alle giovani calciatrici di una squadra di calcio impegnata sul fronte dell’integrazione, Seehofer, che aveva disdetto la propria presenza a quella conferenza, ha annunciato con Kurz al suo fianco la nascita dell’asse dei volenterosi con Vienna e Roma e con tutti gli altri che ci vorranno stare.

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