Innovazione

Quanto conta di incassare lo Stato dal 5G. Rapporto Agcom

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Internet 5g

Numeri, valutazioni e scenari su tlc e dintorni contenuti nella relazione annuale dell’Autorità garante delle comunicazioni presieduta da Angelo Maria Cardani

“Dall’assegnazione” dei diritti d’uso delle frequenze per lo sviluppo del 5G “lo Stato attende un introito minimo di 2,5 miliardi di euro, per meta’ a valere già sull’anno corrente. Sulla base del regolamento, il ministero dello Sviluppo Economico organizzerà la relativa gara che dovrà concludersi entro il prossimo settembre”. Lo ha detto il presidente dell’Agcom, Angelo Marcello Cardani, nel corso della presentazione della relazione annuale dell’Autorita’ per le garanzie nelle Telecomunicazioni. ”

L’ASSEGNAZIONE DELLE FREQUENZE 5G

La legge di bilancio 2018, a fronte dell’assegnazione nel 2022 delle frequenze in banda 700 MHz agli operatori 5G, ha disciplinato la liberazione dagli usi televisivi – ha aggiunto Cardani – il rilascio di queste frequenze non potra’ avvenire senza un complesso e articolato riassetto del sistema radiotelevisivo su piattaforma digitale terrestre nazionale e locale e non trascurando lo sviluppo della radio digitale”.

LE QUOTE DEL MERCATO TV

Non solo 5G nella relazione annuale dell’Agcom, anche uno sguardo completo al mercato delle tv. “Le stime per il 2017 confermano gli assetti che tradizionalmente hanno caratterizzato il settore televisivo a livello nazionale con i primi tre operatori che detengono circa il 90% delle risorse complessive e quote non dissimili fra di loro ma particolarmente distanti dai restanti soggetti”, si legge nella relazione annuale dell’Agcom. Al primo posto si colloca 21st Century Fox/Sky Italia, gruppo attivo nella televisione a pagamento e in quella gratuita con una quota del 33%. Segue il gruppo RAI, con oltre il 28% delle risorse complessive. Al terzo posto, con un peso pari al 28% (sostanzialmente invariato rispetto all’anno precedente), si colloca il gruppo Fininvest/Mediaset.

LE FETTE DELLA TORTA PUBBLICITARIA ON LINE

“L’aumento della raccolta pubblicitaria è dovuto esclusivamente all’online, che cresce ancora a due cifre e vale ora 2,2 miliardi (la raccolta pubblicitaria di quotidiani, periodici e radio assieme non arriva a 1,9 miliardi), mentre quasi tutti i mezzi tradizionali registrano un andamento negativo”, ha detto il presidente dell’Agcom, Angelo Marcello Cardani, presentando alla Camera la relazione annuale dell’Autorità.

I NUMERI DEL SETTORE MEDIA

Cardani ha affrontato anche i numeri complessivi del comparto relativo ai media. Il settore media ha raggiunto nel 2017 “14,6 miliardi di ricavi complessivi (-0,9%)”, dato che “sembrerebbe deporre per una sostanziale tenuta”. Tuttavia “l’aumento della raccolta pubblicitaria e’ dovuto esclusivamente all’online, che cresce ancora a due cifre e vale ora 2,2 miliardi (la raccolta pubblicitaria di quotidiani, periodici e radio assieme non arriva a 1,9 miliardi), mentre quasi tutti i mezzi tradizionali registrano un andamento negativo. La televisione perde un 2% di ricavi, ma con una significativa differenza tendenziale tra tv free (-3,5%) e tv pay (-0,2%)”. In compenso la tv resta “il mezzo con la maggiore valenza informativa, sia per frequenza di accesso anche a scopo informativo, sia per importanza e attendibilità percepite”, mentre Internet “cresce come mezzo di informazione, oltre che come veicolo pubblicitario”, ma “l’attendibilità percepita” delle fonti online “rimane mediamente inferiore rispetto a quella delle fonti tradizionali”.

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