Innovazione

Perché la guerra dei dazi fra Trump e Cina si basa sul 5G

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La guerra dei dazi, il muro protezionistico eretto dagli Stati Uniti, forse addirittura le fondamenta stesse della dottrina “America First”, ha un risvolto tecnologico e geopolitico, non solo economico e commerciale. La priorità alla base delle strategie di Donald Trump potrebbe essere la corsa al 5G. Ovvero la comune intenzione – di Usa o Cina – di piazzarsi in una posizione di leadership nel settore delle telecomunicazioni su cui si poggia l’economia di oggi e soprattutto di domani.

LA GUERRA COMMERCIALE

Venerdì 6 luglio negli Stati Uniti sono entrati in vigore i dazi sulle importazioni cinesi per una cifra di 34 miliardi di euro e la Cina è pronta a restituire il colpo. Nel frattempo, Trump ha sgambettato Zte e China Mobile, due compagnie telefoniche cinesi pronte ad entrare nel mercato americano, accusandole di puntare a sottrarre tecnologia americana. Mosse che potrebbero sembrare parte di una classica strategia protezionistica ma che secondo alcuni analisti poggiano soprattutto su una necessità: il posizionamento nella guerra del 5G.

COS’È IL 5G

Il 5G, evoluzione del 3G e del 4G, è l’infrastruttura che permetterà di connettere computer, smartphone e altri device a internet a velocità iper-competitiva. Il suo sviluppo costituisce le fondamenta del prossimo progresso economico, perché a questa infrastruttura si agganceranno le innovazioni che cambieranno le città e non solo: gli oggetti legati all’internet of things, i sistemi di trasporto, le auto senza pilota, le infrastrutture aziendali: tutto il mondo sarà connesso tramite 5G. E chi gestirà l’infrastruttura sarà probabilmente il leader economico globale. La Cina, forte di un’economia cresciuta a livelli esponenziali negli ultimi decenni, vuole conquistare il mercato. Gli Stati Uniti non intendono recedere dalla loro posizione dominante e la strategia di Trump sarebbe un tentativo di mantenere gli Usa la potenza principale sul pianeta. «Stiamo parlando di definire e controllare il modello, l’architettura e l’agenda del 5G – ha detto Declan Ganley, l’ad della compagnia di telecomunicazioni Rivada Networks alla CNBC – È un tema fondamentale perché il 5G è l’ultima frontiera inesplorata del cyber-dominio». Una frontiera che vale una cifra quasi inimmaginabile: si stima che attorno al 5G, nel 2035, potrebbe ruotare un’economia da 12.300 miliardi di dollari.

LA DIFFERENZA FRA USA E CINA

In questa corsa Stati Uniti e Cina si stanno fronteggiando con due modelli economici contrapposti, il primo basato sulla concorrenza, il secondo sul controllo statale. I primi hanno sin qui approcciato allo sviluppo tramite gare di appalto gestite dal Governo tramite la Federal Communications Commission. Secondo Ganley l’approccio americano – in realtà di tutto l’Occidente – penalizza le aziende che, come riassume CNBC, «competono pesantemente l’una contro l’altra con l’obiettivo di ottenere clienti, compromettendo i propri profitti e la loro capacità di investimento, laddove in Cina le due o tre compagnie controllate dallo Stato dominano il mercato». Secondo Ganley, ciò potrebbe portare molte compagnie occidentali alla morte, mentre in Cina lo Stato potrebbe puntellare le proprie il tempo necessario a conquistare il mercato globale.

I segnali si vedono già: colossi cinesi come Huawei hanno già posto le basi per un’espansione internazionale, esercitando forte azione di lobby (soprattutto in Australia) o stringendo alleanze, per esempio quella con la multinazionale delle comunicazioni Altice, in Portogallo.

Secondo Ganley esisterebbe una soluzione per l’Occidente: un modello di cessione dei servizi “all’ingrosso”, «simile a quello adottato per il mercato dell’energia», che dovrebbe consentire a più aziende di offrire servizi.

ATTACCO ALLE AZIENDE CINESI

Anche nell’ambito della corsa al 5G, aziende cinesi come Huawei e ZTE stanno spingendo al massimo sulla ricerca tecnologica e stanno accumulando brevetti. Mosse che non possono essere gradite a Trump e alla dottrina America First. Il Presidente ha reagito negli scorsi mesi con almeno tre mosse eloquenti. All’inizio dell’anno l’intelligence americana ha lanciato l’allarme secondo cui acquistare smartphone Huawei potrebbe consentire al Governo Cinese di spiare gli americani. Dopodiché alle aziende Usa è stato vietata la vendita di componenti al colosso ZTE. E infine qualche giorno fa al provider China Mobile è stata negata l’autorizzazione a operare nel mercato Usa per timori legati «alla sicurezza nazionale».

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