Innovazione

Internet a due velocità. Inizia la fine della net neutrality negli Usa

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Negli Stati Uniti è entrata in vigore la riforma voluta dalla Fcc, l’authority americana per le telecomunicazioni, che cancella la net neutrality tutelata dall’amministrazione Obama. Fatti, primi commenti, polemiche e scenari

Il tempo di internet uguale per tutti è scaduto e le protezioni legali contro la discriminazione dei contenuti sulla rete sono svanite. Ieri negli Stati Uniti è entrato ufficialmente in vigore il Restoring Internet Freedom Order, il regolamento approvato dalla Federal Communications Commission, l’autorità statunitense per le telecomunicazioni, che abroga le regole di neutralità della rete imposte dall’amministrazione Obama nel 2015. Vediamo in dettaglio di cosa si tratta.

INTERNET HA UN NUOVO REGOLAMENTO

Lo scorso dicembre 2017, la Fcc presieduta dal repubblicano Ajit Pai ha approvato il Restoring Internet Freedom Order con un voto di 3 a 2. Le nuove normative offrono ai provider di servizi Internet (ISP) il potere di rallentare, bloccare o offrire “priorità a pagamento” (una sorta di corsia preferenziale) ad alcuni siti web.

NET NEUTRALITY VS INNOVAZIONE

L’attuale presidente della Fcc Pai ha dichiarato la scorsa settimana che la marcia indietro sulla net neutrality garantirà maggiori investimenti da parte dei fornitori e garantirà “un accesso a Internet migliore, più veloce e più economico e una maggiore concorrenza a banda larga per il popolo americano”.

PRIMA LA RETE COME SERVIZIO PRIMARIO…

Tuttavia, Pai ha tralasciato di dire che la neutralità della rete significa che tutto il traffico online viene trattato allo stesso modo. Le regole messe in atto dall’Open Internet Order del 2015 voluto dal predecessore di Pai, Tom Wheeler, hanno classificato il servizio Internet ad alta velocità come servizio di telecomunicazioni, anziché un servizio di informazione, spostandolo dal Title I al Title II del Communications Act, la legge sulle telecomunicazioni.

Finché la classificazione di Wheeler era in vigore, forniva un forte supporto legale per il trattamento di Internet come servizio pubblico, sulla falsariga del servizio telefonico, dell’elettricità e dell’acqua corrente, impedendo ai provider di Internet di limitare o bloccare il traffico o di offrire corsie preferenziali a pagamento.

… ADESSO È IL MERCATO BELLEZZA!

Con il Restoring Internet Freedom Order, l’amministrazione Trump ha invalidato questa classificazione nel tentativo di tornare a un quadro normativo “leggero”, riclassificando Internet come servizio di titolo I anziché come gestore comune. Da ieri dunque le autorità di regolamentazione non hanno alcuna base legale per bloccare la priorizzazione, la limitazione o altre violazioni della neutralità della rete. I fornitori della rete sono lasciati liberi di fare quello che vogliono e sarà il mercato a dare la meglio a uno o all’altro. Come ricorda il New York Times, già da un po’ Internet è gestito dai giganti negli Stati Uniti. Un’élite di colossi tecnologici americani – Amazon, Apple, Facebook, Google e Microsoft – controllano la più importante infrastruttura digitale, mentre quattro compagnie a banda larga – AT&T, Charter, Comcast e Verizon – controllano la maggior parte delle connessioni Internet.

COME CAMBIERÀ LA NAVIGAZIONE

“Internet continuerà a funzionare proprio come ieri” ha dichiarato un portavoce di AT&T. “Il servizio non è diverso oggi. E non sarà diverso domani. Continuiamo a non bloccare, a limitare o discriminare i contenuti leciti” di rimando Comcast. Eppure, come ha sottolineato The Verge, già da anni i fornitori hanno stretto accordi con i servizi di video streaming come Netflix, consentendo una trasmissione dei dati più affidabile (nota anche come peering a pagamento) o dati mobili gratuiti (noto anche come zero-rating). Se sei un cliente di AT&T infatti, puoi guardare la programmazione via cavo sul tuo telefono e il consumo dei dati non verrà conteggiato per il tuo limite di dati a condizione che tu stia acquistando quel cavo dalla sussidiaria DirecTV di AT & T. Le regole del 2015 lasciavano spazio alle trattative di peering e zero rating con il tacito assenso della Fcc che sarebbe intervenuta in caso di accordi troppo aggressivi in nome dell’Open Internet Order.  Adesso le operazioni di definizione delle priorità a pagamento potrebbero consentire ai fornitori di favorire le società e i prodotti specifici, a seconda di ciò che fa più denaro rendendo quasi impossibile l’accesso al mercato alle piattaforme più piccole.

LA CONTROMOSSA DEL CONGRESSO

Sulla scia delle proteste di associazioni in tutto il Paese e dei post infuocati sui social media, lo scorso 16 maggio, il Senato degli Stati Uniti, dove i repubblicani detengono solo una ristretta maggioranza, si era espresso a favore dell’abrogazione del “Restoring Internet Freedom Order”. Nel frattempo, i senatori democratici avevano sollecitato la Camera dei rappresentanti a votare per invertire la decisione della Fcc prima di lunedì continuando a sperare in un voto positivo entro la fine dell’anno. Se il disegno di legge passasse alla Camera dei Rappresentati, questo dovrebbe essere firmato dal presidente Trump, non proprio un fan della regulation, per ripristinare la neutralità della rete.

 

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