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Video Fake News

Le ultime frontiere delle fake news? La manipolazione di video e audio

Notizie false, bufale, bugie, verità distorte confezionate ad arte, esistono dalla notte dei tempi. I fini possono essere i più disparati, ma ciò che contraddistingue e rende ancora più grave una fake news da una semplice notizia falsa è la volontà di danneggiare qualcuno o qualcosa. Niente di nuovo se non fosse che quello che realmente è cambiato con l’avvento della tecnologia, è la rapidità con cui al giorno d’oggi si diffondono. Grazie alla potenza di internet e dei social media qualsiasi notizia può fare il giro del mondo nel tempo di un click. Da questa facilità e rapidità nasce l’esigenza di correre ai ripari.

Ma mentre da una parte la guardia si fa sempre più alta con decaloghi da seguire e avvertimenti di varia natura anche da parte della politica, dall’altra gli utilizzatori delle fake news si stanno industriando, creando artefici sempre più sofisticati per rendere il più verosimile possibile le loro bufale 2.0.

Cosa sono le fake news?

Con l’espressione “Fake news” identifichiamo le “notizie false, facendo particolare riferimento, come spiega Melissa Zimdars, docente di comunicazione al Merrimack College, a siti che inventano del tutto le informazioni, che diffondono contenuti ingannevoli e distorcono in maniera esagerata le notizie vere.

C’è da dire, però, che questa espressione negli ultimi mesi è stata svuotata del suo significato originale. Donald Trump, per esempio, l’ha utilizzata per diffamare il New York Times e il Washington Post, che non sono proprio due quotidiani conosciuti per i contenuti poco veritieri.

La manipolazione di video e audio

Come ha scritto l’Economist sarà sempre più facile manipolare video e audio ai quali da sempre concediamo più credibilità. All’inizio di quest’anno l’esperimento dell’artista tedesco Mario Klingemann, ha fatto scalpore. Klingemann ha adattato una serie di vecchi video della cantante francese Françoise Hardy facendola apparire su you tube.

Nel video un giornalista fuori campo le chiede perché il presidente Donald Trump ha mandato il suo segretario Sean Spicer a mentire circa la dimensione della folla alla sua inaugurazione. L’artista francese risponde e pronuncia una frase detta da Kellyanne Conway, una delle più strette collaboratrici di Trump. Il tutto risulta poco verosimile perché la cantante, che oggi ha 73 anni nel video ne ha appena 20. Ma ugualmente è stato un campanello di allarme per le nuove frontiere che si stanno delineando. Questo esperimento, intitolato Alternative Face v1.1, mostra scenari inquietanti sul futuro. La linea di confine tra falsità e veridicità sarà sempre più sottile.

Il video risulta mosso e pixelato; un’azienda di effetti visivi sicuramente avrebbe potrebbe fare molto meglio. Ma a Klingemann questo non interessava, non ha voluto perdere tempo nel fare software editing. Per la realizzazione del video ha impiegato solo pochi giorni usando uno speciale algoritmo di apprendimento automatico chiamato GAN (generative adversarial network).

Il videofake di Obama

A dare man forte alle nuove tecnologie che impazzano ci ha pensato anche l’Università di Washington ottenendo un risultato mai visto prima, che potrebbe rappresentare l’ultima frontiera dei robot. Sulle orme dell’artista tedesco l’università americana ha creato dei video fake su misura. Da oggi in poi si potrà incollare ad un video l’audio che vogliamo modificando il labiale del volto che parla. Sono stati presi in prestito alcuni filmati dell’ex presidente Usa Barack Obama per realizzare un prototipo. L’intento dei ricercatori era quello di migliorare i sistemi di video conferenza nei meeting, ma il sistema potrà facilmente lanciare un assist al fenomeno delle fake news. La creazione di video artefatti ad hoc e la possibilità di poter far dire a qualcuno, in modo credibile, qualsiasi cosa si desideri, può portare ad un utilizzo pericoloso del sistema. Gli studiosi negano che ci possa essere un reale pericolo ma la possibilità rimane piuttosto reale. Oltre all’università di Washington la ricerca è stata finanziata anche dalle multinazionali Samsung, Google, Facebook e Intel.

Come i social combattono le fake news

Facebook e Twitter hanno deciso di scendere in campo contro le fake news aggiornando algoritmi e addestrandoli affinchè ri-conoscano le bufale.

Facebook, per esempio, utilizzerà un ampio campione di pagine note per diffondere notizie sensazionalistiche o false per addestrare l’algoritmo a riconoscere le caratteristiche peculiari delle fake news. E non solo. Un algoritmo predittivo che analizzerà in tempo reale il numero di like, commenti e condivisioni che i post stanno generando, allo scopo di mostrare in cima al newsfeed degli utenti quelli di maggior successo, aumentandone tempestivamente la visibilità.

Il filtro sulle ‘fake news’ istituita da Facebook è in fase di test negli Stati Uniti e in Germania.
“E’ un test e in quanto tale è un momento di approfondimento della soluzione implementata con organi terzi. Ci permetterà di capire se funziona e come arrivare ad una soluzione finale per un uso di valore per gli utenti. E’ prematuro dire quando arriverà nel resto del mondo e anche in Italia“, ha affermato Luca Colombo, country manager di Facebook Italia, a margine del Forum sulla digitalizzazione delle imprese.

Anche Twitter ha deciso di combattere le bufale. Il social guidato da Jacke Dorsey, si impegna a cancellare gli account abusivi, proverà a migliorare il motore di ricerca interno in modo che elimini i risultati meno affidabili, ed eliminerà anche i tweet che riportano false notizie. E ancora: Jack Dorsey promette l’identificazione degli utenti che sono stati bannati dagli altri profili, con l’obiettivo di impedire la creazione di nuovi account.

Quanto valgono le fake news?

L’ultima ricerca di Trend Micro, “The fake news machine: how propagandists abuse the Internet and manipulate the public”, che ha analizzato i mercati di Cina, Russia, Medio Oriente e Inghilterra, assegna alle fake news un prezzo. Per avere qualche idea, per influenzare gli esiti di un’elezione ci vogliono ben 400mila dollari da investire sui siti specializzati nella creazione e diffusione di fake news. Se si vuole screditare un giornalista, invece, servono 55mila dollari. E ancora: per istigare proteste di strada servono 200mila dollari, mentre per creare una finta celebrità con almeno 300mila follower i vogliono 2.600 dollari. In Cina le finte pubblicità possono essere acquistate per 15 dollari, mentre in Russia con 621 dollari si può posizionare un video sulla homepage di YouTube.

Si tratta dell’altra faccia, quella negativa, della dissusione di internet. Il web “ha offerto l’opportunità di usare il web come uno strumento per influenzare l’opinione pubblica”. E proprio la stessa azienda, qualche mese fa, affermava che il 2017 sarebbe stato l’anno in cui la cyberpropaganda sarebbe diventata una delle maggiori aree di attività cybercriminale. E anche una delle più redditizie.

fake newsI siti dedicati a questo business sono numerosi: le piattaforme offrono servizi di fake news, garantendo l’anonimato qualsiasi persona e organizzazione alla ricerca di influenzare l’opinione pubblica. “I servizi tipici offerti – sottolinea Trend Micro – comprendono la creazione di falsi profili social media e gruppi, lo sviluppo di contenuti falsi, l’indirizzamento di like e retweet per aumentare la diffusione e anche la costruzione di siti dall’aspetto legittimo. Con ulteriore budget si possono acquistare anche siti multipli, che si reindirizzano l’uno con l’altro per aumentare la diffusione dei contenuti e quindi l’autenticità della campagna di fake news”.

Federica Maria Casavola

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