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Fintech

Nel parere della commissione Finanze della Camera al recepimento della direttiva europea Psd2, i deputati hanno chiesto di favorire lo sviluppo di startup fintech e di efficientare i processi di pagamento della P.a. con carte di credito anche virtuali

 

La commissione Finanze della Camera ha dato parere favorevole al recepimento della nuova Direttiva europea sui servizi di pagamento, meglio conosciuta come Psd2 con due importanti novità sotto il profilo dell’innovazione e della finanza tecnologica. Nel primo caso si tratta di una proposta volta a innovare gli strumenti di pagamento della Pubblica amministrazione mentre nel secondo caso si chiede l’introduzione di misure per favorire la prestazione di servizi pagamento da parte di imprese start-up innovative. Le proposte, formulate della commissione Finanze di Montecitorio modificando il testo iniziale del relatore Sergio Boccadutri (Pd), sono contenute all’interno del parere approvato lo scorso 25 ottobre e riguardante lo schema di decreto legislativo che recepisce la Psd2 relativa ai servizi di pagamento nel mercato interno, e adegua le disposizioni interne al regolamento noto come “IFR” sulle commissioni interbancarie per le operazioni di pagamento basate su carta.

Nel primo caso si tratta, in sostanza, di introdurre un nuovo articolo 4 bis per le cosiddette Virtual Government Procurement Cards cioè di estendere l’impiego di carte di credito “anche virtuali” oltre a quelle fisiche a dirigenti e funzionari pubblici per le spese rientranti nelle rispettive competenze. L’utilizzo della carta di credito fisica o virtuale è ammessa “nel rispetto” di alcuni “principi generali” che riguardano “la titolarità della carta di credito fisica o virtuale” che “può essere attribuita alle amministrazioni pubbliche”, al fatto che possa essere utilizzata “per eseguire le spese delle amministrazioni pubbliche in regime di contabilità ordinaria o speciale” o “per i pagamenti dovuti a titolo di corrispettivo dalle amministrazioni pubbliche per i contratti di acquisto di beni e servizi conclusi tramite gli strumenti elettronici” purché siano naturalmente di importo pari o superiore a 1.000 euro e al di sotto della soglia di rilievo comunitario.

Nel settore più specifico del Fintech, invece, la commissione Finanze propone l’introduzione di un nuovo articolo 5 ter al decreto legislativo con lo scopo, come detto, di favorire la prestazione di servizi pagamento da parte di imprese start-up innovative. In questo caso viene chiesto al ministro dell’Economia, sentita la Banca d’Italia, di adottare un decreto entro 120 giorni dall’entrata in vigore del decreto legislativo (fissata il 13 gennaio 2018), che si occupi delle “norme dirette a favorire, anche in deroga alle disposizioni vigenti, la prestazione di servizi pagamento da parte di imprese start-up innovative”. Il decreto deve stabilire tra l’altro, “i requisiti, anche prudenziali, gli adempimenti e le procedure semplificate, anche di controllo, da applicare rispetto a quelli altrimenti in vigore per l’avvio e l’esercizio di servizi di pagamento, nel rispetto del principio di proporzionalità”. Le disposizioni si applicano, inoltre, “per un periodo non superiore a 48 mesi dalla data della sua emanazione” ma il ministro dell’Economia e delle finanze può, con successivi decreti, “prorogare” il termine “fino a ulteriori 48 mesi, e adottare altresì norme integrative e correttive”.Fintech

Si tratta quindi di un’importante novità qualora venisse recepita dal governo in sede di via libera al provvedimento di recepimento della PSd2 perché si offrirebbe, di fatto, alle startup che si occupano di pagamenti, un percorso semplificato di regolamentazione. Soprattutto alla luce della stretta sulle aziende Fintech preparata dalla Banca Centrale Europea con le linee guida presentate lo scorso mese di settembre, destinate però solo a chi richiede la licenza bancaria. In questo, infatti, le società FinTech che intendono ottenere una licenza bancaria devono avere nel proprio esecutivo e negli organi di controllo persone con “rilevanti conoscenze”, non solo in ambito finanziario ma anche tecnologico. Sotto il profilo dell’azionariato dovranno valutare la reputazione degli azionisti e la struttura di governance. Poi sarà necessario illustrare il modello di business, la solidità tecnologica della società, in modo da “minimizzare i cyber-rischi”, e predisporre un “exit plan” in caso di cessazione dell’attività. Infine, dimostrare l’adeguatezza del capitale iniziale “tenendo conto dell’elevato rischio di perdite nella fase di startup”.

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