Energia

Che cosa deve insegnare il caso di Vado Ligure sull’elettricità da carbone

di

Che cosa insegna la vicenda dell’impianto di Vado Ligure. Il post di Matteo Massicci, blogger di Start Magazine

Lo scorso 12 aprile il giudice per l’udienza preliminare del tribunale di Savona ha confermato il rinvio a giudizio per 26 tra dirigenti, amministratori e consiglieri della Tirreno Power, uno dei principali produttori di energia elettrica in Italia. Per gli imputati l’accusa è di disastro ambientale colposo. La sentenza fa riferimento al presunto mancato utilizzo di adeguati sistemi per l’abbattimento delle emissioni nocive nella centrale elettrica a carbone di Vado Ligure di proprietà della società, già da molti anni al centro delle cronache giudiziarie. Il caso è tuttavia destinato ad assumere rilevanza nazionale. Oltre a riaprire il dibattito sul futuro di questa particolare tipologia di impianti in Italia, fa discutere il ruolo svolto dalla politica nella vicenda. Secondo le accuse di Andrea Melis, consigliere regionale del Movimento 5 Stelle, la presidenza della Regione Liguria avrebbe ostacolato per mesi il lavoro degli inquirenti, celando i risultati di uno studio epidemiologico a firma Consiglio Nazionale delle Ricerche, con l’intento di favorire la Tirreno Power. Il rapporto del CNR mette infatti in evidenza un aumento anomalo del numero dei decessi dovuti a tumori (tra il 30 e il 60%) e delle malattie respiratorie (tra il 40 il 60%) nelle aree limitrofe alla centrale di nel periodo 2000-2013.

LA STORIA

La sentenza del 12 aprile costituisce solo la più recente tappa del lungo e complesso iter processuale che coinvolge la centrale di Vado Ligure. Attiva da oltre 45 anni, la struttura, che occupa parte del territorio di Vado e parte di quello di Quiliano in provincia di Savona, nel 2003 viene acquistata dalla Tirreno Power a seguito della liberalizzazione del mercato dell’energia. Dopo quattro anni, la nuova proprietà decide di aumentare la resa dell’impianto. Nel frattempo, cittadini preoccupati per l’impatto delle sostanze inquinamenti prodotte danno vita a una rete di associazioni che hanno come obiettivo quello di bloccare la costruzione di un nuovo gruppo a carbone e di fare chiarezza sull’operato della Tirreno Power. Vengono così commissionati studi di parte con l’intento di dimostrare il danno per ambiente e salute legato alle emissioni derivanti dalla combustione del carbone nel territorio di Vado-Quiliano. Nel 2010, attraverso un documento ufficiale, anche l’ordine dei medici della provincia di Savona si esprime sulla questione, segnalando la minaccia rappresentata dalla centrale. A dispetto delle evidenze, nel 2011 la Regione Liguria, all’epoca guidata dal centro sinistra, concede il via libera per il potenziamento dell’impianto. Decisione a cui farà seguito, di lì a pochi mesi, l’autorizzazione finale da parte del ministero dello sviluppo economico.

IL SEQUESTRO GIUDIZIARIO

Nel 2013 la magistratura di Savona recepisce le istanze provenienti dall’opinione pubblica e dalla associazioni e avvia un’inchiesta al fine di determinare l’effettivo nesso tra le emissioni della centrale di Vado Ligure e l’aumento di patologie nell’area interessata ed eventuali colpe. L’indagine termina nel marzo 2014 con il sequestro giudiziario preventivo dei due gruppi a carbone dell’impianto e la formalizzazione dell’accusa di disastro ambientale doloso, omicidio colposo e abuso d’ufficio a carico di 84 persone, tra cui compaiono: amministratori regionali e provinciali, funzionari ministeriali, i sindaci di Vado Ligure e Quiliano e tutti gli esponenti della giunta regionale ligure, allora presieduta da Claudio Burlando. Risale invece al 2016 la scelta del tribunale di Savona di derubricare il reato contestato ai 26 dirigenti della Tirreno Power in disastro ambientale e sanitario colposo e di ritirare gli addebiti nei confronti di tutti gli amministratori pubblici. Tuttavia, pur non ravvisando responsabilità penali da parte delle istituzioni, Paolo De Nicola, giudice responsabile dell’indagine, adduce tra le motivazioni della situazione riscontrata a Vado Ligure la “totale incapacità, neghittosità, inidoneità e superficialità da parte degli organismi della Regione Liguria di ottemperare ai propri obblighi di vigilanza e di controllo sulle prescrizioni” in tema ambientale.

LO STUDIO DEL CNR E LA DENUNCIA M5S

Con il processo preliminare ancora in corso e a pochi giorno dall’emissione del verdetto che avrebbe confermato il rinvio a giudizio per i vertici di Tirreno Power, a inizio aprile la vicenda della centrale di Vado Ligure si arricchiva quindi di nuove indiscrezioni. A far scoppiare è il casus belli sono proprio le rivelazioni di Andrea Melis, che esaminando gli atti processuali si imbatte in un rapporto epidemiologico del CNR commissionato dalla Regione Liguria e consegnato alle autorità nell’autunno del 2017. Secondo quando affermato da Fabrizio Bianchi – responsabile scientifico dell’unità dell’Istituto di fisiologia clinica che ha condotto la ricerca – sulle pagine della stampa l’8 aprile, lo studio, che ha esaminato i dati di 140.000 pazienti l’anno per dieci anni, evidenzia, nella zona di Vado-Quiliano, “eccessi di mortalità fra il 30% e il 60% per tutte le cause e tutti i tumori e tra il 40% e 60% per tutte le malattie del sistema circolatorio, in particolare ischemie cardiache e cerebrali. Di entità anche superiore i rischi emersi per le malattie respiratorie”. Ma al di là dell’accusa di aver volontariamente intralciato il lavoro dei magistrati ritardando la diffusione dei risultati dell’indagine, a indicare le responsabilità della politica e del governatore Giovanni Toti sarebbe la replica fornita Tirreno Power, che critica duramente i risultati della ricerca nei giorni immediatamente successivi la denuncia di Melis. Per il Movimento 5 Stelle l’episodio dimostrerebbe come la società fosse già stata informata delle conclusioni del CNR.

IL FUTURO DELL’IMPIANO DI VADO E DELLE CENTRALI A CARBONE ITALIANE

In attesa che la magistratura appuri eventuali colpe restituendo una verità storica, i gruppi della centrale sequestrati nel 2014 e le infrastrutture a essi connessi sono stati abbattuti e smantellati, sancendo la rinuncia di Tirreno Power alla produzione di elettricità da carbone a Vado-Quiliano. La scelta ha ovviamente comportato la perdita del lavoro per molte persone, direttamente o indirettamente coinvolte nell’attività dell’impianto. Intanto anche il caso politico sembra essersi ridimensionato. Nella stessa intervista sopra citata, è lo stesso Fabrizio Bianchi a difendere l’operato della Regione Liguria, attribuendo la mancata comunicazione dei risultati dello studio CNR alle tempistiche della politica. Tuttavia la vicenda lascia aperta la questione sul futuro del carbone nel nostro paese. Se l’Italia deciderà infatti di continuare sulla strada dell’utilizzo di questo combustibile per evitare di perdere la sua già esigua indipendenza energetica, dovrà essere certa, come la storia di Vado Ligure insegna, di garantire standard di sicurezza e controlli in grado di salvaguardare l’ambiente e, cosa ancor più importante, la salute dei cittadini. In caso contrario, sarà indispensabile iniziare a ragionare in tempi brevi su scelte differenti per la conversione del nostro sistema energetico, favorendo l’adozione e lo sviluppo di soluzioni a minor impatto.

ISCRIVITI ALLA NOSTRA NEWSLETTER

Iscriviti alla nostra mailing list per ricevere la nostra newsletter

Iscrizione avvenuta con successo, ti dovrebbe arrivare una email con la quale devi confermare la tua iscrizione. Grazie, il tuo Team Start Magazine

Errore

Articoli correlati