Energia

Bp, Shell, Statoil e Total. Tutte le mosse poco oil dei colossi del petrolio

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Statoil elimina “Oil” dal nome perché ritenuto scomodo: la compagnia norvegese restaura la sua immagine in nome del business delle rinnovabili. E non c’è solo il caso di Statoil. Articolo di Giusy Caretto


Statoil ha cambiato nome. Dal 15 maggio 2018, la compagnia petrolifera norvegese si chiama Equinor. Il business non cambia (o almeno non del tutto), ma il gigante dell’Oil&gas ha deciso di rinnovare la sua immagine eliminando dal nome qualsiasi riferimento al greggio.

Une decisione che riflette, in realtà, una tendenza del settore: investire nell’energia pulita e nelle rinnovabili, senza però rinunciare alla ricerca di petrolio e gas. Anche la compagnia italiana Eni ha destinato parte dei suoi ricavi nella ricerca green.

statoil petrolioUN NOME SCOMODO

Avere “oil” come “parte integrante del nome rappresenterebbe uno svantaggio. Nessuno dei nostri concorrenti ha un riferimento al petrolio nel nome”, ha spiegato a Reuters Eldar Saetre, ceo di Statoil. “Questo nome ci è servito e tanto per 50 anni, ma non credo che sarà il nome migliore per i prossimi 50″.

Il nuovo nome, sostiene Saetre, attrarrà giovani talenti che probabilmente saranno più interessati alle attività di Statoil in energia rinnovabile piuttosto che nella sua eredità concentrata nei combustibili fossili.

UNA TENDENZA MONDIALE

La scelta di Statoil riflette i cambiamenti che sta vivendo il mondo dell’Oil&gas: seppur ancora fortemente dipendenti dal petrolio e dalle fossili, le compagnie di settore stanno cercando sempre più di diversificare il business.

La rapida crescita delle energie rinnovabili, la crescente sfida dei cambiamenti climatici e la pressione dei governi per ridurre le emissioni da combustibili fossili stanno influenzando i piani di business delle diverse compagnie e le loro acquisizioni.

Nel 2017, Shell ha acquistato First Utility, un fornitore britannico di energia elettrica, e NewMotion, un fornitore di colonnine di ricarica per veicoli elettrici. Lo stesso anno, BP ha acquistato una partecipazione in Lightsource, una compagnia solare. Il mese scorso Total ha acquistato Direct Energie, un fornitore francese di energia elettrica. DONG ha venduto tutte le sue attività nel settore del petrolio e del gas nel 2017, prima di un rebranding come Ørsted e prima di concentrasri esclusivamente sull’energia verde.

STATOIL NON E’ SOLA

A provare a cambiare nome, in passato, è stato anche BP, ufficialmente abbreviato da British Petroleum: la compagnia nel 2001 aveva pensato di chiamarsi Beyond Petroleum, per poi ripensarci.

E Standard Oil, già all’inizio del Ventesimo secolo, è stato scorporato in compagnie che non avevano né petrolio né gas nel loro nome: Exxon, Mobil, Chevron, Texaco, Amoco e Sohio.

UN PROBLEMA CHE NON RIGUARDA LE COMPAGNIE STATALI

Il problema di voler dare, anche con il solo nome, un’immagine green non sembra per ora riguardare i grandi gruppi petroliferi statali: China National Petroleum Corporation, PetroChina. Lukoil, Petronas non sembrano sentire alcuna pressione.

statoil petrolioSTATOIL INFLUENZATA DAL FONDO SOVRANO?

Solo qualche mese fa, il Fondo Sovrano Norvegese, che a settembre 2017 ha superato per la prima volta il valore di mille miliardi di dollari (è il più ricco), ha annunciato di voler disinvestire per una somma tra 35 e 37 miliardi di dollari da titoli di aziende attive nell’estrazione e vendita di petrolio e di gas.Il fondo detiene quote, per un totale del 4% del suo patrimonio, del fondo sovrano in Bp, Royal DUtch ed ExxonMobil. E anche la Norvegia nel suo complesso sta cercando di ridurre la sua dipendenza dalla produzione di petrolio.

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