Energia

Il petrolio potrebbe schizzare a 80 dollari al barile

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Trump, Iran e Corea del Nord: le variabili del 2018 che potrebbero spingere verso gli 80 dollari al barile il prezzo del petrolio

 

I prossimi 12 mesi potrebbero essere tutt’altro che scontati per il futuro del mercato petrolifero. Le tensioni in Medio Oriente e la politica di Donald Trump e di Kim Jong-un potrebbero portare il prezzo del greggio a toccare quota 80 dollari al barile.

Nei mesi scorsi, i prezzi del greggio sono tornati a salire, spinti dai tagli alla produzione dei Paesi Opec e non (come la Russia) e nei prossimi a spingere ancora di più le quotazioni potrebbe essere la volontà del Presidente degli Stati Uniti di cercare e trovare nuove sanzioni potenzialmente con conseguenze significative, per Iran e Corea del Nord. Tutto questo si aggiunge ai disordini politici di alcuni membri OPEC, come l’Iraq e la Libia, che potrebbero subire un calo della produzione di greggio. Il contesto, come sostiene Citigroup, dovrebbe portare il prezzo del petrolio tra 70 e 80 dollari.

“Questi scenari incerti hanno conseguenze significative per le materie prime”, hanno scritto gli analisti di Citigroup, nel rapporto intitolato “Wildcards for 2018: Trump looms large along with systemic risks ”. “Non è una sorpresa che il nostro elenco di potenziali eventi jolly nell’anno a venire si concentri sugli Stati Uniti”.

 

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La decisione dell’Organizzazione dei Paesi esportatori di petrolio e dei suoi alleati di frenare la produzione, provando a smaltire le scorte in eccesso, ha certamente aiutato il rally del petrolio per tutta la seconda metà del 2017, mentre l’aumento di produzione di shale oil da parte degli Stati Uiti continua a rappresentare un’importante minaccia per il mercato dell’oro nero.

Tuttavia, ad influenzare il prezzo del greggio nei prossimi mesi dovrebbe essere il Presidente Trump. La sua elezione, per Citigroup, ha destabilizzato l’ordine politico mondiale, ha detto Citigroup. Il benchmark statunitense West Texas Intermediate è stato scambiato a un prezzo medio di $ 51 al barile l’anno scorso. Mercoledì alle 3:04 pm è stato scambiato a $ 63,40 a Singapore.

Una eventuale re-imposizione delle sanzioni statunitensi all’Iran, il terzo più grande produttore OPEC, rischia di dislocare almeno 500.000 barili di petrolio della nazione mediorientale destinati all’esportazione, con un conseguente aumento del prezzo del petrolio di 5 dollari, secondo i calcoli della Banca. Le tensioni in Iran, Iraq, Libia, Nigeria e Venezuela potrebbero far salire il calo delle forniture a oltre tre milioni di barili al giorno.

L’altro fronte da tenere in considerazione è quello della Corea del Nord: negli ultimi mesi si sono intensificate le minacce verso gli Usa (e viceversa). Nulla esclude che questa retorica si trasformi poi in un conflitto reale. Anche questo influenzerebbe il mercato del greggio.

E ancora. A rappresentare una variabile importante per il mercato del greggio c’è la politica sempre più ambientalista della Cina e le frizioni commerciali crescenti tra la Casa Bianca e Pechino.

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