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Eni investe per ridurre i prelievi di acqua dolce in Puglia

La crisi idrica che attanaglia l’Italia richiama l’attenzione sullo spreco di acqua, sull’Ambiente e sul suo utilizzo, per l’agricoltura, l’allevamento, l’energia. E se Amministrazioni locali e Regionali chiedono ai cittadini di non sprecare la risorsa nel loro utilizzo domestico, c’è chi, da sempre attento anche a queste tematiche, ha deciso di impegnarsi seriamente.

E’ il caso di Eni che ha scelto di investire per ridurre i prelievi di acqua dolce in Puglia.

La crisi idrica

acquaItalia a secco. La penisola è nella morsa di caldo e siccitàSono 10 le Regioni italiane che, a causa della siccità, hanno bussato alla porta del ministero delle Politiche agricole chiedendo lo Stato di emergenza e dunque l’adozione di misure straordinarie (sospensione delle rate dei mutui bancari, blocco del versamento dei contributi assistenziali e previdenziali, accesso al Fondo per il ristoro dei danni).

L’Italia agricola e rurale è in ginocchio: di certo ci sono oltre 2 miliardi di danni calcolati da Coldiretti e il calo della produzione di latte (-15%). Il conto dei danni ultimi arriverà solo più il là, dal momento che ogni Regione affronta livelli di crisi diversi in base alla peculiarità delle coltivazioni e alle infrastrutture di cui dispone.

Poche piogge

Il grande problema della crisi idirca, italiana e capitolina, è certamente la riduzione delle piogge, che sono “il 47% in meno da ottobre a marzo rispetto alle annualità precedenti”.

A questo si aggiunge il fatto che, le temperature estive sono altissime e che “il 2017 è la seconda annualità consecutiva nella quale si è registrata bassa piovosità: nei periodi autunno – inverno 2016-2017 e in quello 2015-2016 è stata registrata una piovosità pari a circa il 50% in meno di quella registrata nell’autunno inverno 2014-2015 e del 30% in meno rispetto alla media 2009-2016”, spiega Acea.

Rete idrica: un colabrodo

Non si tratta solo di scarsità di piogge. Il problema è anche la rete idrica italiana, che praticamente è un colabrodo, come scrive il report di Blue Book 2017, lo studio promosso da Utilitalia e e realizzato dalla fondazione Utilitatis con il contributo scientifico di Cassa Depositi e Prestiti. L’analisi, condotta su 54 gestori e una popolazione di 31 milioni di abitanti, evidenzia come gli acquedotti del nostro Paese sono in gran parte vecchi e la mancanza di veri e importanti investimenti (32 euro per abitante all’anno).

Il 60% delle infrastrutture è stato messo in posa oltre 30 anni fa (percentuale che sale al 70% nei grandi centri urbani) e il 25% di queste supera i 50 anni (arrivando al 40% nei grandi entri urbani)”, denuncia lo studio. Motivo, al Centro e al Sud, di perdite nella rete di rispettivamente pari al46% e al 45% della risorsa immessa. Al Nord, invece, le perdite sono pari al 26%.

Anche a Roma le percentuali sono pessime: la dispersione fa perdere quasi la metà del flusso prelevato alla fonte per uso potabile. Nella capitale, le perdite ammontano al 44,1% dei 734 milioni di metri cubi che riforniscono i quasi 4 milioni di utenti di Roma e degli altri 111 Comuni della provincia serviti da Acea Ato 2.

Usi e consumi sbagliati

AcquaE ancora. Diciamocelo, il problema sono anche usi e costumi italiani. In Italia, contro i 500 metri cubi di acqua pro capite (all’anno) della media mondiale, ne consumiamo 1.400: una cifra davvero troppo alta.

Colpa di docce troppo lunghe, del non riciclo della risorsa, degli innaffimamenti di giardini e terrazze private con acqua “nuova”. Dei lavaggi di auto.

Eni riduce il consumo di acqua dolce in Puglia

Eni conferma la sua sensibilità verso i temi ambientali. Attraverso Enipower, il Cane a sei zampe ha recentemente ottenuto dal Ministero dell’Ambiente l’ autorizzazione  per realizzare un nuovo impianto di produzione di acqua ad uso industriale per il petrolchimico di Brindisi.

Il progetto, che si inserisce nell’ambito delle iniziative Eni di tutela della risorsa idrica pregiata, è basato su una moderna ed efficiente tecnologia a membrane e prevede l’uso prevalente di acqua di mare unito al riutilizzo di acque altrimenti destinate allo scarico dal sito industriale.

L’impianto, attualmente in costruzione, sarà attivato già nell’estate 2018 e, a regime, potrà garantire una riduzione dei prelievi di acqua dolce di almeno un milione di metri cubi/anno (pari a circa il 13% del consumo annuo medio di acqua per usi civili di una città italiana delle dimensioni di Brindisi).

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