Economia

Unicredit e non solo. Ecco quanto sono costate le ultime regole alle banche europee

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L’approfondimento di Francesco Ninfole, giornalista di Mf/Milano Finanza, sugli effetti per le banche europee con Unicredit in termini di costi dovuti alla regolamentazione

Il costo annuale della regolamentazione relativo alle attività dei mercati dei capitali delle 13 maggiori banche globali è stato di 37 miliardi di dollari (circa 30 miliardi di euro) l’anno tra il 2010 e il 2016, secondo una stima di Afme (l’associazione europea per i mercati finanziari) e Pwc. Questo valore riguarda per il 90% il maggior costo del capitale e della raccolta che gli istituti devono sostenere per far fronte ai più elevati requisiti.

CHE COSA DICE IL REPORT

Secondo lo studio, la regolamentazione avrebbe comportato una riduzione del 14% del rendimento ante-imposte del patrimonio netto (roe) dei mercati dei capitali dal 2010 al 2016 (dal 17% al 3%), senza azioni di mitigazione delle banche tramite deleveraging, riduzioni dei costi o repricing. Grazie a queste azioni il roe complessivo (escluse multe e oneri una tantum) è invece risalito fino all’11% nel 2016.

GLI ONERI DELLA REGOLAMENTAZIONE

L’onere della regolamentazione non si riferisce a un esborso in contanti ma al costo-opportunità che le banche avrebbero pagato se non avessero fatto modifiche dell’attività. Proprio i maggiori costi e i minori rendimenti hanno però causato una minore esposizione nei mercati dei capitali. Le strette normative per le banche sono state il prezzo da pagare per una maggiore sicurezza del settore finanziario, ma secondo Afme hanno comportato come conseguenza indesiderata una riduzione della liquidità sui mercati. Un elemento che può penalizzare le società emittenti e può andare contro l’obiettivo Ue di realizzare la Capital Markets Union.

IL COMMENTO DI LEWIS

«Benché i vantaggi del quadro normativo post-crisi siano chiari, è arrivato il momento di esaminare il modo in cui questo quadro abbia influito sull’operatività bancaria nei mercati dei capitali», ha osservato Simon Lewis, chief executive di Afme. «Lo studio rileva come, dall’epoca della crisi, si sia osservato un notevole declino delle attività bancarie nei mercati dei capitali e il maggior fattore trainante è stato di gran lunga la regolamentazione». Perciò Afme ha invitato le autorità Ue e mondiali a «commissionare ulteriori studi sui possibili effetti di norme relative alla prestazione di servizi di mercato primario e secondario agli utenti finali, come società e investitori, prima di intraprendere altre importanti modifiche normative».

FOCUS UNICREDIT E NON SOLO

Secondo l’analisi Afme-Pwc, la regolamentazione ha rappresentato circa due terzi della diminuzione netta del 39% degli attivi nei mercati dei capitali delle 13 banche (5 americane e 8 europee, tra cui l’italiana Unicredit) tra il 2010 e il 2016, con cali soprattutto negli attivi di tasso, credito, materie prime e azionari. Il resto della variazione è spiegata da tendenze macroeconomiche e da fattori non normativi. Secondo Nick Forrest, director di Pwc, «la regolamentazione bancaria ha contribuito a una riduzione particolarmente consistente della capacità dei bilanci delle banche di sostenere l’emissione, il marketing e la negoziazione secondaria di titoli di debito societari, azionari e dei relativi prodotti di copertura. Ciò potrebbe, in ultima analisi, condurre a un accesso ridotto e a maggiori costi di finanziamento per i soggetti societari economici debitori».

(articolo pubblicato su Mf/Milano finanza)

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