Economia

I Trattati europei, Paolo Savona e le partite che giocherà il Tesoro in Europa

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L’analisi dell’editorialista Roberto Sommella su come si possono modificare i Trattati europei fra tesi di Paolo Savona, percorsi procedurali e prossime sfide su euro e debito a latere della fine del Qe della Bce

Non è vero che si deve restare in Europa alle condizioni di Parigi e Berlino. Ridiscutere i Trattati si può fare e si deve, a patto che non si mettano in discussione quelli sull’euro, il mercato unico e la libertà di movimento. E a patto che si abbiano le idee chiare.

COME RIVEDERE IL FISCAL COMPACT

Rivedere il Fiscal Compact, prevedendo l’inserimento della golden rule, ovvero lo scomputo dal debito degli investimenti strutturali, resta la cosa più importante e praticabile, e un po’ devono essersene accorti anche grillini e leghisti se l’hanno inserita in fretta e furia nel Programma di governo ultima versione.

IL DEBITO CONSOLIDATO DA CONSIDERARE

Come importante resta considerare il debito consolidato, quello pubblico e quello privato, dove l’Italia salirebbe molto in graduatoria, visto il basso indebitamento delle famiglie. Una vecchia battaglia di Giulio Tremonti, come la revisione del Patto di stabilità e di crescita è in qualche modo il vessillo di Paolo Savona.

IL PERCORSO TORTUOSO

Al di là delle prese di posizione, va considerato il cammino difficile di queste riforme, qualora il nuovo esecutivo le volesse affrontare davvero. La navetta istituzionale prevede una proposta da parte del paese interessato, una comunicazione della Commissione, il parere del Parlamento europeo e poi il voto del Consiglio europeo, sempre che non ci siano dei veti di altri partner. Non proprio una passeggiata.

IL PREAMBOLO OBBLIGATORIO

Questo è l’obbligatorio preambolo per il governo Cinquestelle-Lega che sta nascendo, sulla base della versione definitiva del contratto notarile di cui si discute da giorni e che alla fine sembra un copia-incolla edulcorato e doroteo, stilato solo per tranquillizzare il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. E i paesi partner, che tanto tranquilli non sono.

I TIMORI FRA GERMANIA E FRANCIA

Sono già molte le reazioni negative nell’Ue alla nascita di un gabinetto sovranista in Italia, non ultime le paure espresse dai francesi per il suo impatto negativo nell’Eurozona e quelle dei popolari tedeschi che hanno addirittura evocato un rischio stile Tsipras, rivoluzionario premier greco rimasto poi prigioniero della troika. Preoccupazioni che in qualche modo, non certo come nel 2011, si riverberano sui mercati e sullo spread, che vede quota 200, ma che non devono essere esaltate più di tanto.

COSA SUCCEDERA’ CON LA FINE DEL QE

Il problema vero si porrà tra un anno, quando sarà finito il Qe della Bce e i vertici comunitari risulteranno tutti cambiati. Solo allora la ricreazione sarà finita. In quel momento dovrà essere chiaro il sentiero che l’Italia oggi sta imboccando, al di là dei calcoli mirabolanti e irrealistici (oltre 100 miliardi di euro) del costo delle altrettante mirabolanti e confuse promesse nel contratto di governo, un cammino in una selva se non oscura, quanto meno accidentata: per motivazioni, strategia e finalità.

LE DOMANDE ANCORA SENZA RISPOSTA

Quale debba essere la sua identità, nelle intenzioni di Luigi Di Maio e Matteo Salvini e del futuro premier incaricato dal Colle, ancora non si sa. Sovranista e richiusa su stessa o ancora europeista, come lascia intendere l’intesa gialloverde, che addirittura nella sua ultima edulcorata versione prevede la «cittadinanza europea»? L’Italia deve tagliare o riprogrammare il suo debito pubblico? Deve spendere di più per abbassare le tasse ai ricchi, come inevitabilmente farebbe la Flat Tax, oppure si deve preoccupare dei disoccupati, dei pensionati al minimo, delle famiglie povere come vuole il Movimento? Deve continuare con l’accoglienza ai migranti o irrigidirsi fino ai respingimenti, vietati dal diritto internazionale, come ha ribadito la Corte europea dei diritti dell’uomo? Deve riformare o smontare tutta la scuola? Deve sedersi al tavolo della discussione sul budget europeo, sventare la cancellazione del risk free ai bond sovrani, richiamare all’ordine tutti i paesi che non accettano i ricollocamenti o come al solito, limitarsi a urlare a Roma e restare in silenzio a Bruxelles per evitare che le si chieda subito una manovrina di rientro? In una parola, vuole porre sul serio il tema costruttivo della riforma dell’Unione, come avvenne per il referendum inglese, finito male, o provare a fare da sola come la Grecia, finita peggio?

LA ZAVORRA ITALIANA

Sono solo alcuni degli interrogativi che nessun contratto potrà mai sciogliere, ma solo una vera azione di governo. Il mondo guarda al debito italiano, il terzo sul pianeta, ancora protetto dal bazooka dell’Eurotower, ma non espressione della terza economia globale. È l’unico aspetto fondamentale: per impegni presi con Bruxelles, arrivare al pareggio di bilancio nel 2020 sarà possibile senza misure una tantum, ad esempio un condono o una privatizzazione, perché non impattano sul deficit strutturale, che è poi quello che conta per il Fiscal Compact e il Six Pack.

LE ATTESE E LO SCENARIO

Unico risultato di questa confusione progettuale che ammanta il nascituro esecutivo, è creare confusione sui mercati che comprano in media 400 miliardi di debito all’anno, spaventare i risparmiatori e forse anche i propri elettori, che ai gazebo e in rete hanno giurato (non in massa) fedeltà alla causa Salvini-Di Maio. Sta al prossimo inquilino di palazzo Chigi e al ministro dell’Economia smentire le consuete pregiudiziali anti italiane, che non tengono mai in considerazione della affidabilità storica di un grande paese debitore ma sanno bene che è l’Italia ad avere bisogno dei mercati e non viceversa.

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