Economia

Di Maio, Salvini, le critiche pregiudiziali, le proposte eccentriche e le reazioni inevitabili

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Il commento di Gianfranco Polillo tra gli strepitii esagerati del Financial Times, la controversa bozza di contratto di programma fra M5S di Di Maio e Lega di Salvini, le inevitabili delle reazioni dei mercati e non solo…

La reazione dei 5 stelle e della Lega al monito europeo è comprensibile. Non fa piacere leggere sulle pagine del Financial Times che i barbari sono alle porte.

Comprensibile, ma non del tutto giustificabile. Se si decide di andare in guerra, poi non ci si può lamentare se il nemico reagisce con durezza. E la bozza del programma di governo pubblicata da Huffington Post, seppure pudicamente smentita, non lascia dubbi. Si va allo scontro.

Che dire infatti della possibile uscita dall’euro? Delle contorsioni sul sistema di alleanze internazionali (sì alla Nato, no alle sanzioni contro la Russia di Putin). Della richiesta perentoria alla Bce di Mario Draghi di congelare i titoli acquistati, nell’ambito del quantitative easing, posseduti pro tempore dalla Banca d’Italia. Per non parlare infine dell’ipotesi di finanziare il reddito di cittadinanza con i soldi comunitari o di gettare alle ortiche il Fiscal compact insieme a non si sa quanti Trattati.

Tutti argomenti da maneggiare con cura, dopo averli attentamente ponderati nelle sedi più opportune. Invece l’impressione è un salto nella storia. Sembrano i propositi rivoluzionari – compreso l’inno al giustizialismo – dei vecchi bolscevichi, all’indomani della presa del Palazzo d’inverno. O, se si preferisce, il proclama dei barbutos di Fidel, dopo il loro ingresso a L’Avana.

In quel programma c’è più o meno tutto. Dal Comitato di salute pubblica – il cosiddetto Comitato di conciliazione – alle nuove misure contro la corruzione o il conflitto d’interesse. Tesi che fanno apparire Piercamillo Davigo un ingenuo garantista. Principi che lasciano intravedere i contorni di una Costituzione diversa da quella che conosciamo.

Torniamo allora a bomba. L’intervento dei vertici europei, seppure espresso in modo irrituale, era del tutto ingiustificato? O non la reazione di chi non teme tanto per l’Italia, quanto per le conseguenze che quelle eventuali decisioni possono produrre sulla stessa esistenza europea?

Il nodo italiano va quindi sciolto quanto prima. Non si può continuare a giocare né con la pazienza del Presidente della Repubblica, né con quella dei mercati finanziari. E’ tempo di “tornare allo Statuto”. Ricondurre cioè la formazione del governo nel suo naturale alveo costituzionale. Che significa: scelta del presidente del Consiglio, nomina dei relativi ministri e solo dopo elaborazione di quelle linee programmatiche su cui chiedere il voto di fiducia al Parlamento.

Scimmiottare gli altri, com’è finora avvenuto con il cosiddetto “programma alla tedesca”, crea solo un grande scompiglio. Come mostrano appunto le prime reazioni internazionali.

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