Economia

Reddito di cittadinanza, Flat tax e legge Fornero. Tesi, numeri e frottole

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Se si paga un salario a chi non lavora e si tassa chi lavora, la disoccupazione tende a aumentare. Se si abbassa l’età pensionabile senza aumentare il debito, l’occupazione sale. La scelta non dovrebbe essere difficile. L’analisi di Roberto Sommella, editorialista e saggista

Il potere logorerà anche chi non ce l’ha, ma governare costa e non è detto che siano soldi spesi bene. Ne sa qualcosa l’economia italiana, che va meglio pur in assenza di un nuovo governo, confermando quanto accaduto in Belgio e Spagna. L’assioma non può però durare in eterno nel Paese del terzo debito pubblico al mondo e prima o poi occorrerà mettere mano alla prossima legge di Bilancio e al Def, dopo essersi chiariti le idee.

In quest’ottica, il presidente dell’Inps, Tito Boeri, ha fatto qualche calcolo su quanto costerebbero due misure di cui si parla da tempo: il reddito di cittadinanza e la riforma delle legge Fornero. Il primo peserebbe sui conti dello Stato per circa 35 miliardi, la seconda avrebbe invece un impatto per almeno 11 miliardi annui. Boeri preferirebbe rafforzare il reddito di inclusione e forse ha ragione.

In attesa che nasca un nuovo governo, si affollano le simulazioni. La Voce.info ha allargato lo spettro d’indagine anche al fisco. La flat tax della Lega prevede un’aliquota proporzionale del 15% e una deduzione per tutti i componenti familiari di 3 mila euro ciascuno fino a 35 mila e di 3 mila euro per ciascun figlio fino 50 mila euro, dopo non si ha più diritto ad alcuna deduzione. Il reddito di cittadinanza è garantito a coloro che guadagnano meno dei 6/10 del reddito mediano equivalente, cioè meno di 9.360 euro netti annui, e consiste in una integrazione per raggiungere quella cifra.

La proposta del M5S prevede la perdita del sussidio solo se il beneficiario dovesse rifiutare tre proposte congrue di impiego o recedere senza giusta causa dal contratto di lavoro per due volte nel corso dell’anno solare. Come sarebbero ripartiti i guadagni tra le aree geografiche del Paese? Nel caso della flat tax, secondo gli economisti della Voce, buona parte del risparmio di imposta (il 58% del totale, cioè 34 miliardi su un totale di 58) andrebbe a favore delle famiglie residenti nell’Italia settentrionale. Al contrario, il 58% della spesa totale per il reddito di cittadinanza (cioè circa 9 miliardi) sarebbe ottenuto dalle famiglie del Sud e solo un quarto andrebbe al Nord.

Si tratta di manovre che costano e che per di più tenderebbero ad aumentare invece di ridurre le differenze tra Nord e Sud, rendendo anche ardua qualsiasi maggioranza che appoggi un esecutivo. Molto più logico sarebbe invece affrontare il capitolo pensioni e la riforma della legge Fornero. Una revisione e non una cancellazione del regime attualmente in vigore, che di fatto prevede un’uscita dall’attività a 67 anni, livello peraltro ben più alto della Germania, potrebbe riuscire a coniugare le esigenze di tutti gli elettorati di Lega, Cinquestelle, Centrodestra e Pd. E in fondo dare una risposta alla prima necessità per l’Italia: sbloccare le porte girevoli dell’accesso al mondo del lavoro e formare per tempo un bacino per pagare le pensioni nei prossimi 40 anni. In questo senso, andrebbe presa in considerazione l’ipotesi di istituire una quota 100, permettere cioè di accedere all’assegno dell’Inps a chi ha 64 anni e ha versato almeno 36 anni di contributi, oppure direttamente a chi ha già pagato 41 anni di contributi. Con le dovute accortezze e coperture, si tratterebbe di rimettere in moto quel turnover naturale nel settore privato da tempo bloccato, che è risultato di fatto impermeabile al Jobs Act e all’Ape.

Un altro tecnico della materia, come Alberto Brambilla, ha stimato che un’operazione del genere costerebbe circa 5 miliardi l’anno ma l’ultima voce in capitolo non può che averla la Ragioneria Generale. Una mossa del genere potrebbe magari essere finanziata dimezzando quei 10 miliardi di incentivi alle imprese che ogni anno lo Stato elargisce senza essere davvero sicuro che servano. Rivedere la Fornero sarebbe quindi una retromarcia razionale, meno costosa di altri programmi e per nulla disonorevole.

Se si paga un salario a chi non lavora e si tassa chi lavora, la disoccupazione tende a aumentare. Se si abbassa l’età pensionabile senza aumentare il debito, l’occupazione sale. La scelta non dovrebbe essere difficile. Almeno su questo fronte.

(Articolo pubblicato su Mf/Milano finanza)

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