Economia

Ecco come i mercati giudicano parole e mosse di Draghi, Trump e Xi

di

faang

Il commento giornaliero ai mercati finanziari di Giuseppe Sersale, strategist di Anthilia Capital Partners Sgr

Ieri sera, Wall Street ha concluso con un modesto rialzo una seduta di consolidamento, seguita al robusto calo di martedì. Attenuatesi le tensioni geopolitiche e quelle sul trade (almeno finché Trump non annuncerà i nuovi dazi su 100 bln di importazioni) a zavorrare l’azionario US hanno contribuito la perdurante pesantezza del tech, e il pubblicizzatissimo superamento del 3% da parte del 10 anni treasury.

Oltre a ciò, martedì il mercato ha preso male la dichiarazione del CFO di Caterpillar che il primo trimestre potrebbe costituire il picco degli utili per il 2018. L’ipotesi tocca un nervo scoperto del mercato, ovvero il timore che l’attuale livello dei profitti sia insostenibile e cosi la debolezza si è rapidamente estesa a tutto il settore industriale (-2.8% martedì) e agli indici generali.

In realtà, le indicazioni sullo stato del ciclo globale che si traggono dalla trimestrale di Caterpillar non sono affatto cosi disastrose. Il colosso dei macchinari ha annunciato un aumento della guidance del 24% sugli utili dell’anno in corso, citando la forza dei risultati del primo trimestre e la crescita della domanda nella maggior parte dei mercati di sbocco (con speciale menzione per Cina e USA). La prudenza è in parte giustificata dalla crescita dei costi e del capex. Ma il quadro che emerge dello stato della domanda globale, in particolare in settori come infrastrutture e immobiliare, è egregio.

La pessima performance del titolo post risultati ricalca quella di altre grosse aziende US in quest’earning season (vedi ad esempio le banche come JPM, Goldman e Citi). Il fatto è che, nonostante la recente volatilità, il consenso degli investitori continuava ad attendersi che gli EPS avrebbero battuto agevolmente le stime – io stesso avevo più volte espresso quest’idea – e quindi la comparsa di prese di beneficio a fronte di “beat” come quello di Cat non deve sorprendere più di tanto.

A proposito di spesa in infrastrutture, sviluppi interessanti a inizio settimana sul fronte cinese. Sui media ufficiali sono comparsi stralci di uno statement emesso alla conclusione di un meeting del Politburo, presieduto da Xi Jinping. Apparentemente, le autorità sono preoccupate dell’impatto sul ciclo delle frizioni commerciali con gli USA, e, per la prima volta dal 2015, hanno sottolineato la necessità di supportare la domanda interna, per garantire la stabilità dell’economia.

Nel gergo ufficiale, questa formula viene comunemente tradotta con “politica fiscale espansiva”. Cosi è stato anche 3 anni fa quando stimolo fiscale e la riduzione delle misure anti speculazione immobiliare hanno prodotto il rimbalzo congiunturale osservato da metà 2016 in poi.

A prestar fede a quest’indizio sembra che, memori della frenata dell’economia cinese nel biennio 2014-15, questa volta le autorità vogliano muoversi in anticipo. E’ chiaro che una riaccelerazione del ciclo cinese avrebbe importanti conseguenze su domanda globale e livello delle commodities. Vedremo. La notizia era comunque stata salutata da un vigoroso rimbalzo dell’azionario cinese martedì, cancellato dalla discesa odierna.

Già, perché le piazze cinesi continuano a soffrire, nel breve, della doppia zavorra tech-trade war. Sul primo fronte abbiamo l’impatto della pesantezza delle FANG sugli omologhi locali come Tencent. I dubbi sulla domanda di prodotti Apple stanno pesando sull’indotto, e ieri abbiamo avuto anche l’indagine USA su Huawei. Sul fronte trade, forse il circolare di indiscrezioni secondo le quali Trump intenderebbe inviare Kudlow, Lighthizer e Navarro insieme a Mnuchin in Cina ha avuto un impatto sulla confidence degli investitori locali circa il raggiungimento di un accordo. Almeno gli ultimi 2 elementi della triade fanno parte del fronte intransigente sul trade, e l’impressione è che Trump, con il loro invio, intenda evitare un atteggiamento eccessivamente morbido da parte della sua delegazione.
Infine, si sa che gli impatti della politica fiscale e monetaria hanno tempi lunghi, e nel breve il mercato forse si interroga su cosa abbia preoccupato le autorità cinesi tanto da modificarne l’atteggiamento.
Viceversa, Tokyo continua a beneficiare della forza dello Yen e dei tassi US, e ha chiuso sui massimi da 2 mesi. Seul è stata supportata dai buoni risultati di Samsung, e Mumbai dalla forza del settore bancario.

Ieri era la giornata dell’ECB, e i mercati europei hanno aperto con consueto tono incerto, sebbene nessuno si attendesse particolari sorprese dal meeting e dalla conference. La mattinata è passata con l’azionario in moderato recupero per lo più grazie al tono delle trimestrali uscite ieri aftermarket in US (Facebook) e in Europa stamattina. Più nervosi cambi e tassi, impegnati in position squaring prima di Draghi.

Come ampiamente atteso, l’ECB non ha apportato alcuna modifica alle misure, e confermato in toto le guidances su tassi e programma di acquisti. Il tono della conference di Draghi è stato cautamente positivo. Il Presidente ha riconosciuto il rallentamento dei dati macro, ma ha dichiarato che è convinzione del Governing Council che si tratti di un calo fisiologico dell’attività dai livelli assai robusti di fine 2017, aggravato qua e la da fattori specifici come clima e scioperi. Il quadro di crescita resta robusto anche se i recenti segnali vanno monitorati attentamente, per valutare se effettivamente indicano qualcosa di più strutturale.

L’ECB rimane fiduciosa che, con una politica monetaria adeguatamente accomodante l’inflazione tornerà al target. La discussione è rimasta incentrata sul quadro macro, e la politica monetaria non è stata nemmeno discussa, cosi come non è stato discusso del livello del cambio visto che la volatilità si è attenuata.

L’impressione che se ne ricava è che il Governing Council resti in aggregato convinto dello scenario di ripresa dell’economia europea e dell’inflazione illustrato a inizio anno, ma che il recente deterioramento dei dati gli abbia levato qualsiasi urgenza di comunicare variazioni alla stance. L’ECB necessita di altro tempo per monitorare i dati, il che rende improbabile una decisione sul QE prima di luglio. Un eventuale ulteriore indebolimento del ciclo potrà impattare sulla stance di politica monetaria.

La prospettiva di dover attendere ancora 3 mesi per sapere il destino del QE, condita con la possibilità di un’ estensione più lunga delle attese se i dati continueranno a deludere, ha offerto supporto ai bonds europei, che mettono a segno un discreto rimbalzo. La divisa unica, smaltito lo sgomento per il disinteresse di Draghi, ha ripreso con forza la discesa. D’altronde, con l’ECB alle spalle, il focus torna sul divario di performance macro con gli USA, il crescente differenziale tassi, e il positioning sbilanciato sul lungo €. Il prossimo appuntamento rilevante sul fronte cambi è col FOMC di mercoledi prossimo.

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