Economia

Intesa Sanpaolo, Unicredit, Carige, Ubi e non solo. Ecco tutti i timori di Bankitalia con la regola Mrel

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La sede della Banca d'Italia, Palazzo Koch, oggi 21 ottobre a Roma. ANSA/ALESSANDRO DI MEO

Tutte le preoccupazioni della Banca d’Italia governata da Ignazio Visco sugli effetti per le banche italiane del requisito Mrel che si sta negoziando a livello europeo. Nomi, numeri, stime e scenari per i maggiori gruppi come Intesa Sanpaolo, Unicredit, Mps, Ubi e non solo

“Nostre analisi stimano che, alla fine di un periodo di transizione ipotizzato di tre anni, le banche italiane significative (il cui requisito verrà stabilito dal Comitato per la risoluzione unico) potrebbero registrare una carenza aggregata di passività idonee tra i 30 e i 60 miliardi di euro”.

Non solo: per le banche che non hanno un’emissione continuativa dei obbligazioni, “il costo medio della loro raccolta, pari a circa 70 punti base nel giugno 2017, potrebbe aumentare tra i 10 e i 30 punti base. A parità di altre condizioni, ciò comporterebbe un calo del margine di intermediazione compreso tra il 2 e l’8 per cento”.

Parola e valutazioni della Banca d’Italia, che la scorsa settimana per bocca del vicedirettore generale, Fabio Panetta, ha parlato del dossier Mrel in Parlamento.

CHE COSA HA DETTO PANETTA

Il requisito Mrel (Minimum Requirement for Enligible Liabilities), che si sta negoziando a livello europeo per fissare una soglia minima di capitale bancario in grado di assorbire le perdite in caso di bail-in, è “un passaggio importante” ma “non deve avere obiettivi troppo ambiziosi”, ha detto la scorsa settimana Panetta, vice direttore generale di Bankitalia, a un seminario alla Camera dei Deputati. Secondo Panetta “serve un adeguato periodo transitorio per consentire alle banche di reperire fondi a condizioni ragionevoli” e se il Mrel sarà tale da richiedere alle banche emissioni obbligazionarie molto cospicue in poco tempo, “il costo dei collocamenti potrebbe peggiorare in misura significativa”. Il Mrel – che fissa un minimo di patrimonio e passività in grado di fare fronte ai salvataggi bancari per evitare che gravino sullo Stato – è oggetto di un negoziato a livello europeo. Di recente la Bce ha ipotizzato misure per evitare che i bond soggetti al bail-in siano collocati fra i risparmiatori.

NUMERI E ANALISI DI BANKITALIA

Le parole di Panetta si basano su analisi e scenari redatti dalla Banca d’Italia e che si possono rintracciare in alcuni approfondimenti dell’ultimo Rapporto sulla stabilità finanziaria dell’Italia curato dall’Istituto di via Nazionale. Ecco di seguito i passaggi più significati.

L’ALLARME DI VIA NAZIONALE

“La redditività delle banche sta aumentando, ma rimane molto bassa per numerosi intermediari di piccola e media dimensione. La necessità di ampliare i ricavi e di ridurre i costi operativi è accentuata dall’imminente introduzione del requisito MREL, che potrebbe determinare incrementi rilevanti del costo della raccolta”.

CHE COSA DICE IL RAPPORTO SULLA STABILITA’ FINANZIARIA

“Il peso degli attivi bancari sull’economia continua a contrarsi e i ricavi netti da interesse rimangono molto contenuti. Gli utili sono tornati su valori positivi, in seguito al calo degli accantonamenti per le coperture sui crediti e al miglioramento dell’efficienza operativa, ma la bassa redditività rappresenta ancora il principale fattore di rischio.

La necessità di ampliare i ricavi e di accelerare il recupero di efficienza operativa è accentuata dall’imminente introduzione dei requisiti minimi di fondi propri e passività soggette a bail-in (minimum requirement for own funds and eligible liabilities, MREL), che per diversi intermediari potrebbero rendere necessarie nuove ingenti emissioni di obbligazioni sui mercati all’ingrosso con un rialzo del costo medio della raccolta”.

CHE COSA E’ IL MREL

La direttiva UE/2014/59 sul risanamento e la risoluzione delle banche (Bank Recovery and Resolution Directive, BRRD) prevede un requisito minimo di fondi propri e passività soggette a bail-in (minimum requirement for own funds and eligible liabilities, MREL) per assicurare che ogni intermediario, in caso di risoluzione, “disponga di un ammontare adeguato di risorse patrimoniali e di altre passività in grado di assorbire le perdite e ricostituire il capitale”.

GLI OBIETTIVI DEL REQUISITO

Il requisito MREL mira a preservare la stabilità finanziaria, “promuovendo un sistema di gestione delle crisi ordinato ed efficace”. Al contempo, “la sua introduzione potrebbe dar luogo a un rilevante aumento del costo della raccolta per gli intermediari e a una minore disponibilità di credito bancario per l’economia, come documentato nel rapporto sulla definizione e l’attuazione del requisito MREL pubblicato dall’Autorità bancaria europea (European Banking Authority, EBA) alla fine del 2016”.

LE STIME

Aggiunge il Rapporto sulla stabilità finanziaria curato dalla Banca d’Italia:

“Le stime sui costi del MREL sono molto incerte. Gli impatti calcolati dall’EBA sono mediamente contenuti, ma sono molto diversi sia tra le banche (a seconda del rating e della capacità di accedere ai mercati per il collocamento delle nuove passività) sia tra i paesi dell’Unione europea”.

L’IMPATTO SUL PIL

“In alcuni di questi, a regime, l’impatto sul PIL potrebbe essere prossimo allo zero, mentre in altri potrebbe comportare, nel lungo periodo, una riduzione fino a due punti percentuali; gli effetti potrebbero essere ancora più ampi nel periodo di transizione”.

LE IPOTESI DELL’EBA

Un’ipotesi “cruciale” delle analisi dell’EBA “è che il mercato obbligazionario sia profondo e liquido, in grado di assorbire tutti i nuovi titoli emessi dalle banche. Lo stesso studio dell’EBA riconosce che si tratta di un’ipotesi non del tutto realistica, soprattutto con riferimento agli intermediari che non hanno avuto finora regolare accesso ai mercati internazionali”.

LE ANALISI DI BANKITALIA

“Nostre analisi – basate sulla proposta di revisione della BRRD presentata dalla Commissione europea alla fine del 20164 – stimano che, alla fine di un periodo di transizione ipotizzato di tre anni, le banche italiane significative (il cui requisito verrà stabilito dal Comitato per la risoluzione unico) potrebbero registrare una carenza aggregata di passività idonee tra i 30 e i 60 miliardi di euro, a seconda del grado di subordinazione del requisito tuttora in discussione.

Le stime confermano la conclusione del rapporto dell’EBA riguardo all’ampia variabilità tra banche degli effetti sul costo della raccolta in relazione alla loro rischiosità e capacità di accesso al mercato”.

GLI EFFETTI SUL COSTO DELLA RACCOLTA

“Nelle attuali condizioni – caratterizzate da premi per il rischio particolarmente bassi – l’aumento del costo medio della raccolta dovuto alla ricomposizione delle passività sarebbe molto contenuto per i gruppi che già emettono obbligazioni in modo continuativo”.

COSA SUCCEDE PER CHI NON EMETTE SPESSO BOND

“Per le altre banche le stime sono più incerte: il costo medio della loro raccolta, pari a circa 70 punti base nel giugno 2017, potrebbe aumentare tra i 10 e i 30 punti base. A parità di altre condizioni, ciò comporterebbe un calo del margine di intermediazione compreso tra il 2 e l’8 per cento.

Alcune banche inoltre potrebbero trovare meno oneroso rispettare il requisito mediante una diminuzione delle attività ponderate per il rischio (risk weighted assets, RWA), ottenuta ricomponendo o riducendo le proprie attività. Sia l’aumento del costo della raccolta sia gli interventi sulle attività si rifletteranno in una minore disponibilità di credito per l’economia”.

LE CONCLUSIONI DELL’ISTITUTO CENTRALE

Ecco la conclusione di Bankitalia: “Gli effetti saranno tanto più ampi quanto maggiore è la quantità di passività MREL da soddisfare con strumenti subordinati. Per mitigare questi effetti negativi, la revisione delle regole sul MREL dovrebbe quindi prevedere risorse proporzionate in quantità e qualità alle effettive esigenze della risoluzione, nonché un periodo transitorio sufficientemente ampio per permettere alle banche di costituire il requisito in modo graduale”.

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