Economia

Acri e Guzzetti, ecco le prossime sfide delle fondazioni bancarie

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L’analisi dell’editorialista Angelo De Mattia su passato, presente e futuro delle fondazioni bancarie in vista del prossimo congresso nazionale dell’Acri presieduta da Giuseppe Guzzetti

Domani inizia, a Parma, il congresso delle fondazioni di origine bancaria. Il presidente dell’Associazione di categoria, l’Acri, Giuseppe Guzzetti può sottoporre al congresso un apprezzabile consuntivo dell’attività di questi enti privati di utilità sociale, ormai in netta ripresa dopo aver dovuto fronteggiare, nella crisi, la riduzione o il venir meno dei dividendi bancari, e nel contempo la necessità di partecipare alla ricapitalizzazione degli istituti di credito partecipati, mentre crescevano, per l’indebolirsi del Welfare State, le esigenze di sostegno in campo sociale e assistenziale.

Le fondazioni non si sono sottratte a tali nuovi impegni, non si sono dileguate, come ha sottolineato lo stesso Guzzetti, dimostrando così l’importanza di avere in Italia soggetti che, tra le altre funzioni e in chiave strumentale per l’assolvimento dei compiti prioritari, hanno esercitato anche quelle di investitori istituzionali in un mercato che non abbonda affatto di queste figure soprattutto autoctone.

Non sempre lo Stato ha dimostrato di avere consapevolezza di un ruolo della specie, allorquando ha pensato a questi enti come un campo nel quale intervenire non leggermente con la leva fiscale, che, all’opposto, andrebbe attivata in senso nettamente agevolativo per fare svolgere l’accennata funzione di sussidiarietà. Una funzione che, nelle dichiarazioni programmatiche per la fiducia al Governo rese ieri al Senato al Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, rientra tra quelle che il nuovo Esecutivo si propone di tutelare e valorizzare nell’ambito più generale del terzo settore. Non sono mancati episodi di non corretti rapporti tra politica, soprattutto locale, fondazioni e banche. Ma si è arrivati al convincimento che l’autonomia delle fondazioni da ingerenze della politica e dell’economia è fondamentale per l’autonomia delle banche partecipate e viceversa.

Di fronte ai rischi di deviazioni è stato lungimirante progettare e realizzare, sulla spinta dello stesso Guzzetti, il protocollo Acri-Tesoro, poi trasfuso negli statuti delle Fondazioni, che limita il ruolo di tali soggetti nelle banche, senza però preludere ad alcuna smobilitazione, e appronta un argine nei confronti di indebite ingerenze e delle porte girevoli tra le istituzioni della politica, gli stessi enti e gli istituti di credito.

Tale innovazione ha avuto anche il merito di far cessare, quasi d’incanto, critiche, assai spesso pretestuose e immotivate, nei confronti delle Fondazioni. La scelta dell’autoregolamentazione, ancorché sotto il controllo e la condivisione dell’organo di vigilanza, il Tesoro, è risultata vincente; essa segnala un percorso possibile anche per altri soggetti oltre alle Fondazioni. Queste, però, di tanto in tanto hanno dovuto difendere la propria autonomia, a cominciare dalla strenua opposizione contro la legge voluta dal secondo Governo Berlusconi che le poneva sotto il diretto controllo degli enti locali, poi completamente bocciata dalla Corte Costituzionale.

Ora, mentre cominciano a profilarsi per la situazione economica del Paese i caratteri del dopo-crisi, per le fondazioni si apre una nuova fase di impegno nei settori istituzionali, che i recenti risultati di bilancio concorrono a sostenere, e nel contempo si profila l’esigenza di ancor meglio corrispondere a tale impegno formando soggetti, laddove appare necessario, più dotati patrimonialmente e nelle dimensioni e più adeguati alle esigenze del territorio. Si apre, così, il libro delle possibili aggregazioni in quelle aree dove si è dimostrata una certa fatica nel sostenere il ruolo e dove un assetto migliore può dare, nell’operare, frutti maggiori.

Per conseguire tali concentrazioni, che possono avere anche un’articolazione delle modalità di attuazione, le norme vigenti sarebbero sufficienti; non si dovrebbe escludere, comunque, un sostegno pubblico, muovendo dalla consapevolezza dell’importanza della funzione sussidiaria di questi enti nel territorio. Potrebbe essere un processo non brevissimo. Si porrà, come in ogni aggregazione, il problema dei nuovi organi apicali; ma sarebbe opportuno disciplinare adeguatamente una tale fase di transizione per non disperdere, al centro e in periferia, competenze ed esperienze formatesi con solidità e credibilità, nonché produttive di risultati concreti.

(articolo pubblicato su Mf/Milano Finanza)

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