Economia

Contratto bancari, chi ha vinto e chi ha perso sulla proroga chiesta dall’Abi di Patuelli

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Fati, nomi e indiscrezioni sulla vicenda del contratto dei bancari nell’approfondimento di Fernando Soto

La riunione si è tenuta ieri nelle prime ore della mattina. Attorno al tavolo, i massimi vertici di tutti i sindacati del settore bancario. Al centro dell’incontro, programmato da alcuni giorni e organizzato in casa della Cgil, la richiesta della controparte datoriale, l’Abi, di prolungare di un anno il contratto di lavoro, in scadenza alla fine del 2018.

La richiesta, formalizzata il 28 maggio, è stata rispedita al mittente, a cui è stato concesso soltanto di far slittare di sei mesi, dal 30 giugno al 31 dicembre, il termine finale per la disdetta del contratto.

Mossa strategica che consentirà alle sigle di confezionare una piattaforma unica da presentare in autunno al gotha dei banchieri italiani e che, allo stesso tempo, non pregiudica gli aumenti economici in busta paga: vuol dire che i 290.000 lavoratori bancari non perderanno un centesimo, quando, a contratto rinnovato, cominceranno a essere erogati gli incrementi salariali.

Insomma è passata la linea Fisac-Fabi. Incrementi che, nel dettaglio, verranno quantificati in sede negoziale e saranno retroattivi a partire da gennaio 2019.

La risposta dei sindacati (Fisac, Unisin, Fabi, Uilca e First) è arrivata con una settimana di anticipo rispetto al termine fissato dall’Associazione presieduta da Antonio Patuelli. Segno che l’unità sindacale, minata da talune fughe in avanti delle scorse settimane, è rimasta intatta. La linea è stata proposta dal numero uno della Fisac Cgil, Agostino Megale, vecchia volpe delle relazioni industriali che a ottobre, dopo otto anni sul ponte di comando, passerà il testimone a Giuliano Calcagni.

L’interlocuzione tra i sindacalisti non ha trovato intoppi. Del resto, è un quadro di ampia condivisione quello nel quale i rappresentanti dei bancari dialogano e definiscono la tattica. Si staglia, però, la figura di Giulio Romani, il segretario della First, rimasto isolato. Romani era apparso sin da subito favorevole ad assecondare le richieste della Confindustria delle banche.

La scorsa settimana è uscito allo scoperto al congresso della Uilca a Milano. “Stupisce il diverso apprezzamento dell’apertura dell’Abi a discutere scenari futuri e strategie del sistema per dare al lavoro bancario una prospettiva durevole e stabile su cui costruire un nuovo impianto normativo, che regoli e tuteli le nuove professioni, ammoderni i perimetri di applicazione, attivi forme di bilateralità che consentano un diverso coinvolgimento organizzativo dei lavoratori, aggiorni gli strumenti di protezione dell’occupazione”, ha spiegato Romani.

Poi il passaggio chiave, ignorato dai media, ma non sfuggito all’attenzione degli addetti ai lavori, col quale ha giocato di sponda con le banche: “Forse, però, per raggiungere un’intesa su tutto ciò occorrerà più di qualche mese”. Che tradotto vuol dire: sì alla proroga della scadenza di un anno del contratto. Come è andata a finire, ovvero niente proroga e stipendi al sicuro, è messo nero su bianco nella lettera che lo stesso Romani ha firmato ieri mattina.

La partita ripartirà a settembre. Dopo l’estate, i sindacati si riuniranno e metteranno insieme le loro proposte, normative ed economiche. A quel punto la piattaforma delle sigle verrà recapitata a Palazzo Altieri e verrà negoziata a partire da gennaio 2019. Non sarà sicuramente un negoziato di ordinaria amministrazione.

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