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Come cambierà la politica con la blockchain

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La novità tecnologica del momento: blockchain, si presta ad essere utilizzata nel mondo della politica. Le applicazioni potrebbero intervenire su due punti cardinali dell’arte politica: la trasparenza, che Jurgen Habermas definirebbe pubblicità facendone – nella sua visione – una caratteristica necessaria a qualsiasi sistema politico che voglia caratterizzarsi come democratico; e la legittimazione, da parte della fonte del potere politico – quale che sia – come requisito che il governante deve soddisfare per agire sulla cosa pubblica.

Blockchain può diventare lo strumento per soddisfare entrambe queste esigenze. In sintesi consiste in un libro mastro distribuito tra tutti i membri della rete che lo utilizzano, e questo lo rende inalterabile senza un consenso maggioritario dei detentori delle copie di tale registro. Ogni modifica è – per la natura stessa del registro digitale – evidente ad ogni membro della rete e qualsiasi alterazione non approvata dalla maggioranza assoluta degli stessi viene respinta non divenendo parte del registro.

Servirsi di un simile strumento in ambito politico, ad esempio per depositare un programma, garantirebbe la sua immodificabilità; spingendosi oltre – e indulgendo forse in un pizzico di utopia – l’adozione di blockchain permetterebbe anche l’esercizio di forme di democrazia diretta, offrendo l’occasione a ciascun membro di una rete di manifestare in maniera univoca, inalterabile e intrinsecamente autenticata una propria preferenza.

Per comprendere quali benefici potrebbero derivare in concreto dall’adozione dello strumento blockchain prendo in prestito i punti chiave di un intervento del Consigliere della Regione Emilia Romagna Gianni Bessi, il quale propone di individuare tra le cause della crisi del Partito
Democratico, la tendenza a focalizzarsi sulla ricerca e la selezione della leadership a discapito dell’organizzazione. La partecipazione alla vita di partito è strutturata prevalentemente nelle varie forme di voto alle primarie e coinvolgendo gli iscritti nell’elezione delle più importanti cariche
interne ed istituzionali; mentre in merito alle decisioni delle ‘politiche’ o della ‘politica’ manca un’analoga struttura organizzativa della partecipazione.

Le ragioni sono varie e di principio comprensibili, tuttavia l’esigenza rimane. Applicando gli insegnamenti di Richard Norman, continua Bessi, in ambito aziendale non ci si può limitare ad analizzare solamente il “prodotto” – ovvero ciò che si offre – o il “mercato” – vale a dire il contesto – ma è indispensabile guardare anche alla “struttura”. Siamo ormai abituati al fatto che le nuove tecnologie inducano l’evoluzione delle forme organizzative; il ruolo dei mass media dagli inizi del ‘900 ne è un esempio inconfutabile, e il web è solo il più recente di questi strumenti.

Quindi non possiamo dimenticare che la struttura è quella materiale, concreta e che quella sociale e politica è una sovrastruttura che trova nella prima il suo fondamento. Blockchain è oggi un mezzo potenzialmente in mano a un partito politico per strutturarsi adottando nuove formule di partecipazione e coinvolgimento, su di una base di certificata ed indiscutibile autenticità.

Ciò che tornerebbe ipotizzabile grazie a questa tecnologia sarebbe il superamento della diffidenza che proviamo verso “l’altro da noi”. Ciascun individuo si rapporterebbe, senza intermediari, con una legge “impersonale” e letteralmente ab-soluta, sciolta cioè dal bisogno di un agente senziente per operare ed eliminando così il bisogno affidare il proprio pensiero ad altri. Siamo forse sul punto di realizzare il sogno di Platone, che nella sua ultima opera avrebbe voluto che il governo della città fosse affidato alle direttamente leggi, facendo di ciascuno un custode della Stato?

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